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sabato 3 gennaio 2015

FEBBRAIO CORTO

 
 

 

Disegno di Cè



LA MERAVIGLIA

Inutilmente tendi le tue mani:
io non le afferro, forse non le vedo.
Eccomi, attendo tutti i miei domani,

e tu m'abbracci mentre sola siedo.


Sterile è il pianto, freddo al tuo calore,
perdo e rimpiango quello che possiedo,
perché non vivo immersa nell'amore:
non lo conosco, almeno questo credo.


Poi, d'improvviso, provo meraviglia
di vite e luoghi che sono lontani,
e sento dentro, quanto mi somiglia
la loro essenza stesa in vari piani.


Innamorata cedo - dai rimani!
Avevo gli occhi aperti e chiuso il cuore,
la vita è solo un battito di ciglia,
la meraviglia è simile al languore.

IL CIGNO NERO

Quale fanciulla balli e ridi al sole,
come se avessi seni bianchi tuoi,
nascosto resta un sogno che ti duole:



d'amare chiedi e solo amare vuoi.
Sei bello quanto è bello il cigno nero:
lasciati andare, il mondo siamo noi.


Poterti amare: un sogno per davvero:
goditi amore, amar non è mai male,
lasciati andare : vieni! Io non dispero.


Alza il tuo viso: vedi? Lo puoi fare:
Il cigno nero, un angelo m'appare!


Alza il tuo viso bello da morire:
io t'amo tanto, oltre il tuo apparire.


 


SE TRASPARENTE

Se trasparente il corpo mio a te pare:
guardami l'anima, amala ti prego,
balla leggera, dentro mi ci annego.


Se d'innocenza veste, bianca appare,
ma sa indossare mille ed un colore:
amala sempre, vive per l'amore!

Se questo viso sfuma e poi scompare:
il cuore batte e pulsano le tempia,
aspetta sempre ch'amore lo riempia.

Ma se non vedi quanto sono bella:
lasciami l'anima, arde come stella.

Ma se non senti il canto melodioso
di un sogno: scappa! E' mio... e meraviglioso!


LA MEZZA LUNA NERA


Sono soltanto mezza luna nera:
faccia nascosta, luna ombra che spera.
Quell'altra ride e brilla nella luce,...
io sono triste e mai mi darò pace.
Come Cirano sempre ardo d’amore,
ma all’ombra resto per ore, ore ed ore.
Tu ascolti al buio ogni suggerimento
mio, a me resta questo gran tormento.
Ma verrà un giorno, presto arriverà,
che un forte abbraccio noi due riunirà

 
QUIETE

Ho sognato un posto,
dove ero seduta, 
 su un cuscino morbido,
 gustando il mio tè, 
mentre tu bevevi 
l'immagine mia. 
Il silenzio ci abbracciava 
e la mia anima era quieta



DI UN RISVEGLIO

E lentamente prendo conoscenza
della realtà che vive e muove intorno,
mi sto svegliando, dunque... e resto senza
tutti i miei sogni e il corpo disadorno.
Era previsto, eppure il mio risveglio
non mi ha trovata pronta e preparata,
più della morte attesa, certo è meglio,
ma non mi serve vivere svuotata.

E lentamente muovo i primi passi,
a piedi nudi sopra aguzzi sassi.

 
 
IN GIOCO
 
Cercando vado, in gioco, l'Armonia,
e so che sempre arriva e sempre canta
Non vuol bravura, perchè la vita,...
che ci ama, ci offre splendide assonanze,
e se le osservi svelano il suo senso,
ma non sapevi ancora di trovare.
 
E trovo invece la filosofia
che riempie il cuore e più la mente incanta.
Questo è l'inizio, dopo ch'è finita
l'attesa in fila in semi di speranze,
ho addosso adesso questo dono immenso:
il sole caldo e dolce aria di mare.
 
E d'improvviso non so più ch'io sia...
mi perdo e trovo dentro l'Armonia. 
 
 

IL VASCELLO


Strappo dal cuore scorze di disegni
spalmati sopra sognati bisogni,
e s'apro ancora l'anima all'amore,
mormora il mare, muore il mio dolore.


Dondola il mare, chiede di sognare,
con voce piana, minima e ruffiana.

Cloppete ... cloppe - Corri mio cavallo,
lungo la riva segui il mio vascello:
cavallo bianco, simile a un gabbiano...
Cloppete ...cloppe - Vola via lontano!-

Cloppete ...- Corri!-.Cloppete... - Soccorri!-
perchè son morta... perchè son risorta.


 
 

FIORI SUI MANDORLI


E Carnevale porta la sua croce:
come cicala brucia la sua voce,
come cicala brucia i suoi colori, ...
dentro un sol quadro ( tutti li divori! )
Nell'aria sparge cenere e coriandoli.
Fenice aspetta fiori sopra i mandorli.
E Carnevale porta la sua croce:
fiume di legno sanguina giù a foce




MASCHERE


E' Carnevale! Maschere, con gli occhi
strappati, pare piangono coriandoli
che in aria fanno allegri scarabocchi.


 E ride un bimbo piccolo afferrandoli...
 da bocche aperte sgorgano, è un dolore
che le manine credono balocchi.

Domani, dentro maschere d'attore,
con sguardi morti e volti d'impassibili,
nasconderemo il vuoto di un amore.

E' Carnevale ... e risa grasse s'odono,
i nostri sensi i freni più non mordono.

Domani ancora cenere vien sparsa
su questa terra resa triste ed arsa.


 

CHE SIA FINITA?

E mi trattengo al limite di soglia,
avendo voglia
dell'inoltrarmi ed essere partecipe...
al mondo attivo pronto a lasciar traccia.
E perch'io taccia, questo non so dire.
Mi prende forse il mal del divenire.
Vorrei restare.
Sentirmi a casa, questo amo davvero.
Però dispero
di essere accolta, almeno questa volta,
che pare io senta ridere il mio cuore,
solo a guardare dalla mia finestra.
Ma mi sequestra
la mia paura.
E il divenire,
come Penelope disfa la mia vita.
Che sia finita?



 

LE PAROLE DEL SILENZIO
 
Cerchiamo parole per dire
le cose già scritte da sempre,
credendoci piccoli Dei,
illusi di stare a creare.
Intorno a noi ruota un silenzio
che parla con mille discorsi,
ma senza restare all’ascolto,
cerchiamo parole per dire
le cose già scritte da sempre.




 

LO SQUARCIO

Fu solamente un attimo, un solo attimo.
E d'improvviso il cielo si squarciò.
Apparve l'oltre, aprendomi il suo volto.
Trapassò il cuore, l'anima straziò.
Fu solamente un attimo, un solo attimo.
Ma il tempo eterno, o il nulla, mi ferì.



Fu solamente un attimo, un lungo attimo.
Lo squarcio resta, nel mio buco d'anima.


 

LA VOCE DEL VENTO

Solo un diverso modo di narrare,
di dire e fare in questa breve vita,
appena prima ancora sia finita,
  appena dopo il pianto dell'errare.



Sterile pianto, viene da quell'alito,
che vuol nutrirsi senza buttare aria,
e sa guardare solo il proprio anelito
ad un' Eterno sciocco, che non varia.


Ma vivi siamo sempre e sempre morti,
e i giorni corti sono sempre corti.

Ma parleremo come parla il vento,
come parlammo cento volte e cento..

sabato 27 dicembre 2014

BRINDISI DI CAPODANNO










 


PENSANDO AL NUOVO ANNO


IO BRINDO!

In questa notte splendida e incantata, ...
IO BRINDO all'Anno Nuovo...una ventata
fresca, che porta gioia e la speranza
che questa vita intrecci un'altra danza,
e sorga quasi fosse una fenice,
rinasca nuova e vergine e felice,
poi balli, come Cenere al suo ballo,
leggera sopra scarpe di cristallo.
BRINDO alle attese e care ore future,
superamento infine di paure.

 IO BRINDO!
E guardo solo un attimo al passato,
da lì veniamo, è vero, e lì m'inchino,
ma è nato oramai l'Anno bambino,
e BRINDO a lui ...e quel ch'è stato è stato!

 IO BRINDO!
 ( E BRINDO...pure all'Ultimo dell'Anno,
che fa la fine quale tutti fanno!)












scritta il 27....troppo presto per brindare.... non sapevo cosa mi aspettasse!


oramai c'è e la lascio

lunedì 15 dicembre 2014

TANGO











 

TANGO


Una carezza lungo la mia schiena,
le dita tue mi sfiorano, mi svegliano,
m'inarco, cerco, sento, mi emoziono,
e tu mi stringi così ch'io non fugga
e m'abbandoni piena di passione.


Sul collo tuo la bocca mia s'appoggia,
poi ti sussurro ...t'amo, sono tua,
questo momento è nostro, sono tua,
ma devo andare... tienimi, trattienimi,
chiedimi amore, dimmi di restare.
 
Una carezza lungo la mia schiena,
un esercizio, un ballo, o è poesia...
portami via...portami via...via...
e intanto penso...è solo fantasia,
è solo un vento caldo di follia .



martedì 2 dicembre 2014

POESIE DI DICEMBRE

 
 
 




CH'IO TROVI ROSE


Se, normalmente, pesco nel passato,
tra mille cose scritte vomitandomi,
oggi non trovo niente che somigli
a questo mio sentirmi abbandonata,
niente che esprima pausa, una fermata,
e che m'acquieti e dopo, costringendomi,
mi scuota e dica ...guardati allo specchio!
Ancora sogni, ancora e pure invecchi...
Nel mio passato c'erano le rose
e i rovi sulla pelle mi pungevano ...
ch'io trovi rose è raro in questo mese...
oggi le ho viste nascere, e splendevano.






IL SENSO DELLA MUSICA


Una poesia letta entra nell'anima,
acquista come un quadro la sua immagine,
poi forma curve vive e duri spigoli...
ecco è scultura, pare quasi un plastico,
prende respiro fondo, vive l'attimo,
(opera d'altri, nostra però fattasi).
Mentre leggiamo sento il cuore perdersi,
va ritrovando il senso della musica.




LA VOCE DEL VENTO

 Solo un diverso modo di narrare,
di dire e fare in questa breve vita,
appena prima ancora sia finita,
appena dopo il pianto dell'errare.


Sterile pianto, viene, da quell'alito
che vuol nutrirsi senza buttare aria,
guardando solo il "Sempre" che non varia
perdendo intanto l'anima e il suo anelito.

Ma vivi siamo sempre e sempre morti,
e i giorni corti sono sempre corti.

Ma parleremo come parla il vento,
come parlammo cento volte e cento.
 
LA VOCE DEL VENTO
 
Solo un diverso modo di narrare,
di dire e fare in questa breve vita,
appena prima ancora sia finita,
appena dopo il pianto dell'errare.
 
Sterile pianto, viene, da quell'alito
che vuol nutrirsi senza buttare aria,
e sa guardare solo il proprio anelito
ad un' Eterno sciocco, che non varia.
 
Ma vivi siamo sempre e sempre morti,
e i giorni corti sono sempre corti.
 
Ma parleremo come parla il vento,
come parlammo cento volte e cento.

sabato 22 novembre 2014

pensando al Natale













RIVISITANDO UN'ANTICA USANZA

Ho scoperchiato il piatto... (e mi rammento
il mio biglietto in porpora e d'argento,
dipinto a mano un angelo e la scritta
in cui chiedevo ...cosa? ...Resto zitta.)
Quanti anni son passati... come invecchio!
Le usanze son cambiate di parecchio!
Ora nel piatto ho messo un tovagliolo,
Gesù lo legge e bacia il mio figliolo!



 

NINNA NANNA AD UN RICORDO

Ninna nanna ad un ricordo,
d'oro e incenso, da cullare,
dell'infanzia e del Natale....
Ninna nanna profumata,
di cannella e cioccolata,
degli abeti e mandarini,
di sorrisi di bambini,
di calzini appesi al chiodo
e del brodo di cappone,
ninna nanna col groppone...
poche cose attese e care,
di sorprese non amare.
Ninna nanna, non pensiamo
alle cose ora cambiate,
il passato torna a galla...
dolce tempo delle fate!

 

SOGNO IL NATALE

Natale è solo un sogno,
per bisogno, o speranza...
una danza di bugia,
dono, magia nell'anima
di un tenero perdono...
Tu amami...tu amami!
Se fossimo a Natale...
che vale... ( mi diresti)
arrovellarsi il cuore,
amore, dolce amore!
E sogno ora il Natale,
che il male veste e indora.

 
 
Natale è un bisogno
 
Natale è solo un sogno,
per bisogno, o speranza...
una danza di bugia,...
dono, magia nell'anima
di un tenero perdono...
Tu amami...tu amami!
Se fossimo a Natale...
che vale... ( mi diresti)
arrovellarti il cuore,
amore, caro amore!
Adoro il mio Natale,
che scorda l'ora amara.
 
 
 
Pensando a Natale
 
Sono terrigna, fatta d'acqua e terra,
però impastata d'aria assai leggera,
nascosto dentro il cuore brucia un fuoco,
e mi consuma, come a tutti il tempo.

 
Natale arriva e non lo riconosco,
questo Natale è plastica, è rifatto,
sembra d'amore vuoto e un poco stupido,
vorrei tornare lì dove s'è perso.
 
S'è perso dentro i cuori e s'è nascosto,
sta rintanato come per paura ,
vuole arrivare... guarda! ...E' già arrivato,
lui sta rinchiuso, però non se n'è andato.
 
Il mio Natale voglio, è la Speranza,
se nasce un bimbo nasce una gran luce,
che mi perdoni il Padre se io penso,
che chi non crede, ha fede nell'immenso.
 
Sono terrigna, fatta d'acqua e terra,
però impastata anche d'aria leggera,
nascosto dentro il cuore brucia un fuoco,
e mi consuma, come a tutti il tempo.

giovedì 20 novembre 2014

CHE BELLA, L'ESTATE!






CHE BELLA , l'ESTATE!





Che bella, l'estate!
Riscalda non solo la pelle, anche i pensieri e i sentimenti...vero Cè?
Si sta bene qui fuori, a mangiare all'aperto, anche se davanti casa mia è ancora tutto da accomodare e le sedie e i tavolini sono precari e un po' scoloriti. Ma forse ha il suo fascino questa non perfezione d'accoglienza... dimmi di sì Cè...dimmi di sì.
Gli arrosticini erano ottimi, ma tu sei vegetariana... ieri gli gnocchi erano scotti, ma a te piacevano...cos'è allora LA PERFEZIONE?
(Ridi, e m'ascolti...sai ascoltare tu, amica mia conosciuta prima virtualmente e ora qui, nella mia casa d'Abruzzo, in carne ed ossa ( più ossa che carne) ...con tuo marito e tua figlia. E' come se mi conoscessi da sempre, indovini di me fragilità antiche scrutandone le tracce nei miei gesti goffi, sai che ora ho una forza che m'è nata dentro... ma quanto m'è costata! Un'imprevedibile forza insospettabile e insospettata da tutti.

Improvvisamente, forse complice l'aver bevuto un buon bicchiere di Montepulciano d'Abruzzo, ho voglia di raccontarti il mio segreto... o almeno aprirmi un poco per farti vedere il mio cambiamento.
-Cè... sai che una volta ero una buona a nulla?-
Ridendo mi sfotti...- perchè...invece ora?



-Le cose cambiano. O forse siamo noi a cambiare e con noi il nostro punto di vista sulle cose. Questione di ottica, istinto di sopravvivenza. Se vogliamo che qualcosa cambi, dobbiamo essere noi a cambiarle, altrimenti è tutto come prima-



I miei pensieri prendono voce e forse interrompo il tuo aprirti. Sì, il fascino della perfezione sta nella non perfezione. Come noi. Ci crediamo perfetti fino a quando scivoliamo in un baratro che sembra infinito e sentiamo un mostro che ci divora da dentro per quell’unico madornale errore … che poi, se ci pensi, sono tanti gli errori, quanti sono i giorni e le ore vissuti fin qua, ma quando tocchi il fondo, ecco, quello è il momento in cui devi reagire, fare quel famoso salto che ti tira fuori; un colpo di reni. È il momento della non perfezione che coincide con la perfezione, è il momento in cui i due estremi sono uno. Lo so, lo so...sto filosofeggiando; come al solito, per prendere tempo. Non è facile ascoltare qualcuno che si apre. Perché … Perché devi ascoltare anche te stesso. Me stessa, in questo caso, le mie paure, la mia rabbia, la mia meschinità; la mia fragilità.



-Come siamo pesanti Cè!

Forse hanno ragione le mie figlie, mi dicono che rumino sempre ipotesi e poi siglo tutto... tremendi i figli, giudici severi!...Ma ho dovuto imparare a ridere con loro di me, o almeno a provarci o a far finta.

Però c'è stato un momento in cui non ho pensato e né ragionato, ho saltato nel buio, dovevo farlo e l'ho fatto, giusto o sbagliato che fosse.

E tutto questo dopo essermi sentita come paralizzata, bloccata per la disperazione, con le gambe di cemento e senza più sangue nelle vene .T'ho detto che eravamo in bilico tra tragedia e normalità, tra follia e vita razionale, fermi su di un fragile filo sospeso sul vuoto, trattenendo il respiro-

-Mi hai raccontato...brutta bestia la depressione!-

-Sì, ma finchè non accadeva nulla, si poteva solo tremare, solo disperare.

Poi quella minaccia fece crescere l'angoscia, non farmelo raccontare, mi fa ancora male. Tutto m'apparve perduto...tutto sarebbe stato perduto se ... ho toccato il pericolo quasi con le mani. Mara era tornata a dormire...per cento anni? Terribile non poter sapere nemmeno questo, forse avremmo potuto aspettare per sempre. Non so dirti quanto sia atroce l'attesa senza fine. Di nuovo aspettare senza speranza, come tante altre volte,e poi magari tornare a fare le salite e poi ancora i precipizi, e ogni volta sentire maggiore fatica nell' arrampicarsi ferendosi e sanguinando, pensando ...- Fino a quando ce la faremo?



- Ma che magnifica sera!...Com'è bello che sia tutto passato!.



Ora possiamo parlarne. E magari riderne. Sì, è bello che sia tutto passato. E forse che ci sia stato. Che ci abbia permesso di arrivare fin qua, così come siamo. Chi lo sa.

Mi distraggo a guardare le stelle di questa magnifica serata abruzzese. Da noi non si vedono così bene; troppo l’inquinamento luminoso; troppo l’inquinamento in genere.

Ed anch’io mi sento così: inquinata.

Ho sempre considerato il mio sentire meno importante rispetto a quello altrui. Ma mi rendo conto che, a volte, occorre fare un passo per mostrarsi, per lasciare che l’altro si specchi in te.

-Sai Mil … ero molto arrabbiata con mio padre e solo dopo anni ho capito che la rabbia non era mia. Ma quel giorno lo ero molto; tanto che non lo salutai quando uscì di casa per andare la lavoro, non risposi al suo saluto. E non tornò più. Morì d’infarto quel giorno, a lavorare. Aveva quarantaquattro anni. Io quasi venti. Non pensai al mio dolore: c’era mia sorella di undici anni più piccola di me da proteggere, da accudire. Poi c’era mia madre. Mi caricai sulle spalle tutto. Ero l’ombra di mia madre e di mia sorella. guidai io il giorno del funerale, fino a Bologna dove venne cremato; il primo ad essere cremato nel nostro piccolo comune. E guidai sempre io per tornare a casa, con la celletta cinerari sulle gambe di mia madre. Dopo un mese un enorme mal di testa mi stese per due settimane: il medico mi mandò a fare l’elettroencefalogramma temendo fosse una meningite-.

Rido. E guardo il cielo pieno di stelle. Ho imparato a ridere di me, a sdrammatizzare i miei dubbi, i miei dolori, le mie ansie.Ho imparato a salutare tutti, anche chi mi è antipatico.

E quando la mia migliore amica smise di salutarmi di colpo da un giorno all’altro, ci rimasi molto male. Non capivo il motivo e nemmeno lei me lo disse nonostante il mio chiedere spiegazioni –Tu non centri, ma devi capire-.

Non ho mai capito che cosa dovevo capire. O forse sì. Ma ormai non ha più importanza.




-Tu devi sempre capire!- rido io esclamando- Che Cecilia saresti mai?..Questo è il tuo destino Cè!-

Mi fai la linguaccia, mi sei simpatica quando giochi e fai le facce o dai giù di brutto con la tua ironia, dissacrando lacrime e tragedie quasi sempre esagerate. Vivere è cosa seria, è vero, ma non una sceneggiata.

-Cè... io non mi arresi...il mio corpo voleva arrendersi, ma io fui più forte.-

Sento d'esserti simpatica anch'io quando mi comporto così, quando invento soluzioni a dispetto di attese nefaste.

-In che modo?...In che modo Mil?-

-Capii che il male aveva delle mura, si era barricato da noi e circolava dentro la nostra casa.Fu un lampo geniale, comprendendolo realizzai che dovevamo lasciarle quelle mura, andare dovunque pur di abbandonarle. Coinvolsi mio marito, i suoi amici,i parenti.Dovevo trovare un luogo dove portarla, dove spostare Mara.

E naturalmente lo trovammo...una casupola in un paesino di montagna, abbandonata, ma con ogni comodità, da pulire e sistemare, ma bellissima e con una veduta sulle montagne da mozzafiato.Un salto nel buio? Forse.Noi lo vivemmo come un salto nell'altrove, un ignoto amico, tutto da costruire, senza passato, una rinascita.

E davvero rinascemmo insieme, io la partorii di nuovo e poi me ne distaccai lentamente mentre la guardavo imparare a camminare da sola.Furono mesi di sentieri percorsi insieme, di urla e poi risate, di litigate e di abbracci. E ogni giorno lentamente divaricavamo le nostre strade, sempre attenta, io, alle sue forze, con il cuore impazzito di battiti, con la speranza...la speranza...Quel buio Cè forse ci attendeva da sempre, era popolato di nuovi amici, di calore, di semplicità. Il distacco dal dolore avvenne senza fare rumore, piano piano, giorno dopo giorno. Cè... quel salto fu un atto di fiducia, un avere fede, fu cambiare le cose.

-Sì, è così- mi sorprendo a dire queste semplici parole, quasi come un automa. Percepisco il tuo dolore che ancora si annida dentro; quel mostro che ti guarda dal baratro e che con gelido sadismo ti tiene sulla graticola. Un elastico che ti permette di allontanarti, ma non troppo.

-Sì, è così. I figli ti stravolgono la vita e ti rivoltano come un calzino. Ma tu per i figli sei pronta a stravolgere la tua vita e a rivoltarla come un calzino-.

Quante sciocchezze dico; e quante ne so dire !

Però sì, è cosi: per loro fai un salto vertiginoso, perché tu sei il loro esempio e loro ti osservano con occhi attenti. Non puoi sbagliare. Loro, loro e ancora loro !

Il mio salto lo feci andando a prendere Lulù nel suo paese, lontano mezzo mondo. dodici ore di volo, cinque di auto; una lingua straniera, una città con più di ventidue milioni di abitanti, noi che veniamo da un piccolo paese della pianura con poco più di cinquemila anime. Ma non importa: se ti devi lanciare ti lanci e basta ! Nessun ripensamento, nessun –Oh, cazzo, forse ho sbagliato!- No, vai e basta e quando sei là, straniero in terra straniera e devi vivere la vita di tutti i giorni, beh, amen ! Come dici tu, cara amica mia …

Deve essere stato un bel salto anche per lei. Un salto nella fiducia. Nel doversi affidare a tutti i costi. Nel volersi affidare. Altrimenti perché ? Che senso avrebbe ?

-Sai Mil, lo sai cosa mi chiese Lulù dopo mezz’ora che era con noi, in tribunale aspettando la pratica di “consegna” ? Mi chiese:“Posso chiamarvi mamma e papà?”. Certo che puoi, le risposi in un portoghese da autodidatta; puoi chiamarci come preferisci, come ti fa più piacere. E da allora ci ha sempre chiamati così, mamma e papà. Ci ha insegnato la fiducia. Ho imparato. Mi ha salvata dal mio degrado, dalla mia rigidità; dai miei silenzi. Le devo la vita. Tu lo capisci, vero ? Per lei sono scesa nelle profondità più oscure di me. Un salto nel buio e uno nel vuoto. Senza protezioni senza paracadute. Un bunjing jumping senza elastico. Per poi risalire e conquistare non la vetta, ma qualcosa di più prezioso: me stessa-.

Noi genitori siamo un esempio, sì; ma che esempio siamo quando commettiamo errori, quando siamo stravolti dalla stanchezza o massacrati dalla cattiveria. Me lo sono chiesta un giorno, forse il peggiore della mia vita. Mi aggiravo per casa nella più totale assenza, in loop; avevo uno straccio in una mano ed un cutter nell’altra. Non capivo più niente. Piangevo a dirotto; quasi non respiravo. ...Che esempio sono per lei, che esempio sono ?...Il lavoro mi aveva sfiancata, ma più di tutto due colleghe, stronze fino all’osso, che da anni mi perseguitavano, che mi avevano portata a quel punto. Al punto di non sapere più, di non conoscere né riconoscere; al punto in cui quel mostro mi tratteneva forte e con disprezzo tra i suoi artigli e mi divorava pian piano partendo dalla testa. “Che esempio sono ?” continuavo a ripetermi. Mi vergognavo di me stessa, mi disprezzavo, non mi riconoscevo più, non mi volevo più. Mi odiavo. Non so quanto tempo passai. Forse dieci minuti. Forse mezz’ora. Forse un’ora. Il tempo non esisteva più … io non esistevo più. Recidere ogni legame col dolore, con la sofferenza; con la vergogna di essere lì. ...Che esempio sono per lei ? … Che esempio sono per mia figlia se mi tolgo la vita ? ...Un attimo. In una frazione di secondo si capovolse tutto. Si capovolse il significato di “che esempio sono per lei”, un clik ! e si accende la luce. Quella frazione di secondo in cui superi la paura della vertigine e ti butti. È quella frazione di secondo che fa la differenza fra una vita e la successiva.. la differenza fra sopravvivere e vivere.

La vertigine non è paura di cadere ma paura di volare” canta Jovanotti ….

Non riesco ancora a dar voce a questo racconto, mi gira nella mia mente, ora più serena. Lo tengo per me, guardando il cielo stellato. Ma vorrei parlartene un giorno. E allora, quello, sarà un bellissimo giorno.



-Cè...questa sera è bellissima!...Bella l'estate!



MILCE

(Milvia Di Michele e Cecilia Bonazzi)




lunedì 3 novembre 2014

CHE ORA E'?

 

 
 
 
CHE ORA E'?

 

Siamo alle solite.
Chi guida non beve. E chi non beve guida. Io sono astemio.
Quindi, il solito sabato sera passato al pub, poi in discoteca e ancora al pub per tirare l’alba.

Ripartiamo alle cinque con quella nebbia che in pianura padana è immancabile, come l’erba nei campi, come l’aria nei polmoni. Una nebbia che non è proprio nebbia, ma foschia. La nebbia, quella vera, che ti fai male anche solo a camminarci in mezzo tanto è fitta, non la si vede più da anni ormai. Questa è foschia. Non fa paura.
I miei amici sono sbronzi che più di così non si può. Come sempre.
Marco dorme, ha bevuto meno delle altre volte ma, in compenso, ha fumato tanto; Emiliano canta e Ciro impreca e vorrebbe che Emiliano smettesse di cantare. Giorgia, come al solito è taciturna e guarda fuori dal finestrino qui, di fianco a me.
Giorgia è la ragazza del gruppo, esce sempre con noi, da un anno ormai. Ha avuto una storia con Roberto, un amico comune. Anche lui usciva con noi.
Poi lui se n’è andato, una notte, d’estate. Se n’è andato con una malattia. Lei è rimasta.

Quando Giorgia guarda fuori dal finestrino come ora, mi pare che veda cose che noi non riusciamo a vedere. Soprattutto se c’è nebbia come ora. Anzi, foschia.
A volte sospira come se il diaframma fosse incastrato e avesse bisogno di una spinta più forte per riempire i polmoni. In quei momenti i suoi occhi ci fanno sapere che lei non è qui ma altrove. Lei non ha bevuto, però ha fumato, tanto. Fuma perché, dice, il fumo le annebbia i pensieri, il ragionamento fine a se stesso e dalla nebbia artefatta di una canna escono sogni, quelli che da tempo non fa più. Altro che foschia !

Giorgia sospira, ma i miei occhi sono puntati sulla strada. Scherziamo ? Sono l’unico sobrio di questa banda di mentecatti e ho un compito ben preciso: riportare a casa tutti !
So che a quest’ora i riflessi sono annebbiati, non solo per il tempo atmosferico, ma per il lavoro dell’intera settimana, per i fumi di alcol che sprigionano i miei compagni di viaggio, per le luci e i rumori della discoteca. E perché, lo ammetto, sono stanco morto. Per questo non mi lascio distrarre dal ronfare di Marco, né dai canti goliardici di Emiliano, né dalle bestemmie di Ciro, né dai silenzi di Giorgia. Guardo la strada … e la foschia che pian piano si alza lasciando intravedere meglio l’oltre.

Sono stanco, veramente stanco; mi riporta alla realtà una domanda di Giorgia.
-Come ?- Faccio io. Distratto dai miei pensieri, non ho sentito cosa mi chiede.
-Ti ho chiesto che ora è- Ripete lei senza nessuna inclinazione vocale. Guardo l’orologio.
È un attimo.
Non capisco cosa stia succedendo ! Non capisco cosa sia successo !
Non mi rendo conto di niente. Mi ritrovo a testa in giù e un gran dolore al torace e alla testa. Cazzo ! Siamo andati a sbattere !
Sì, ma come ? Com’ è successo ? Com’è potuto accadere ?
Cerco di liberarmi dalla cintura, dall’airbag, dal quel groviglio in cui sono incastrato. Riesco ad uscire, Dio solo sa come !
Sento qualcuno gemere. Mi sembra Emiliano.
-EMILIANO !- Chiamo –Emiliano, rispondimi !- Non sento altro.
Chiamo tutti –MARCO ! GIORGIA ! CIRO ! Rispondetemi !-

Il cellulare ! Dov’è finito il mio cellulare ! Maledizione ! Devo chiamare i soccorsi ! Il cellulare ! Sarà rimasto da qualche parte ! Se almeno si vedesse qualcosa ! Ma a quest’ora del mattino, in pieno inverno, cosa vuoi che si veda !

-Che ora è?- Già, che ora è ?
Erano le cinque quando siamo partiti; non dev’essere molto di più.
Passerà qualcuno ? Vado a cercare aiuto … ma no, no non lascio i miei amici qui da soli … rientro tra le lamiere per cercare il cellulare … sì, mi sembra la soluzione migliore. Ma non vedo niente. Qua è tutto un casino !
Dio mio ! Inizio a disperarmi ! DIO MIO ! Mi dispero.
-Che ora è ?-
Mi risuona nella testa quella domanda. Non so che ore sono ! Qui è come se si fosse fermato tutto !
-Che ora è Davide ?-

NON LO SO ! NON LO SO !!!

Mi sembra di sentire una sirena lontano. Sì, è una sirena. Si sta avvicinando ! Finalmente !
Giro attorno alle lamiere contorte. Faccio mente locale. Dovrò dare spiegazioni, dire cos’è successo. Io non ho bevuto, ero sobrio alla guida signor maresciallo. Non ho nemmeno fumato. Ero in perfette condizioni !
Vedo qualcosa più distante da quell’ammasso di lamiere contorte che una volta era la mia auto e che ora … abbraccia un albero.
Non me ne ero accorto. CASPITA ! E’ enorme ! Un enorme platano oltre il fosso, con quei rami che si allargano verso la pianura e il cielo; quel tronco forte e robusto, chiaro anche se inumidito. E
noi siamo così piccoli. Resto sbalordito; quasi dimentico dell’accaduto poi mi riprendo, è un attimo, solo un attimo di distrazione e corro verso ciò che prima ha attirato la mia attenzione.
Vedo Ciro. Disteso sull’erba. A circa dieci metri dall’auto.

AIUTO ! AIUTO ! IL MIO AMICO E’ QUI, PRESTO, SBRIGATEVI !

L’ambulanza.
I Vigili del Fuoco. Questione di minuti. I Carabinieri.
-Che ora è ?- Ancora e ancora quella domanda ! –Che ora è ?
Le cinque...erano le cinque quando siamo saliti in macchina per tornare. Ora non so. Ma io non ho bevuto, sono sobrio, potete farmi gonfiare una mongolfiera, ma SONO SOBRIO ! Ritrovo tra fango ed erba il mio cellulare...cazzo! S'è rotto, è tutto sfracellato.

La sirena ora è più vicina...sempre più vicina … più di una sirena, forse due..in corsa affannosa verso noi...qualcuno avrà visto e avvisato. Eccoli...scendono in divisa a soccorrerci con barelle e attrezzature varie, sono in tre dall’ambulanza e si muovono con destrezza e velocità, non perdono tempo nemmeno a parlarmi, sanno cosa fare. Mio DIO!!! ....Piegati su Ciro fanno cenno che è finita, che non si può fare niente....scrivono qualcosa sul taccuino, poi gli chiudono gli occhi. E gli altri? E MARCO, EMILIANO...E GIORGIA?

I Vigili del fuoco tagliano lamiere, frantumano, scardinano. Sono veloci e precisi come un bisturi. Non c’è tempo !
-Che ora è ?- Mi guardo intorno ammutolito. Non so rispondere a questa domanda.
Come cani San Bernardo scavano con foga tra i rottami, mentre si fa più chiaro il giorno e più scuri i miei pensieri.
Uno ad uno li vedo estrarre i corpi insanguinati dei miei amici, penzoloni...manichini strappati a brandelli. Uno ad uno li vedo e m'accorgo che sono morti...Marco...Emiliano... Ecco anche Giorgia...GIORGIA che amo.
Mi avvicino a lei che pare sorridere mentre dalla tempia sinistra un rivolo di sangue di colore rosso carminio spicca netto sul suo viso bellissimo, ancora più bello, così bianco, così irreale.
Uno dei soccorritori urla... ECCOLO!!! ECCOLO!!! RIESCO A PRENDERLO!!! Ma non capisco...CHI C'E' ANCORA??? CIRO … MARCO...EMILIANO...GIORGIA...
Non c'era nessun altro con noi...con me...resto solo io...soltanto io ...SOLAMENTE IO!
E m'estraggono, mi liberano dai rottami...liberano quel che resta del mio corpo, ma io m'ero già liberato. Capisco ora perchè non m'abbiano chiesto niente, nè parlato.

SONO MORTO.

La foschia muta in nebbia facendosi beffa del giorno che spunta, sfuma la campagna e gli alberi e le persone...sagome nere sono gli uomini. E dalla nebbia, lentamente, scorgo con stupore uscire fuori ed avanzare verso di me ...CIRO, MARCO, EMILIANO, GIORGIA E...ROBERTO...
RIDIAMO, tremando...forse per questa umidità gelata che ci invade...poi ci stringiamo unendoci, senza riuscirci, ma attraversandoci l'un l'altro.

Giorgia chiede...che gioco è questo? Che ballo? E Roberto ...girandole attorno...SIAMO FANTASMI AMORE MIO!!!FANTASMI!!!

Roberto ora l'avrà per sempre, avrà con lui la ragazza che ho sempre amato, ma ormai non m'importa, non soffro più per questo.
Solo mi manca LA VITA...NON SONO PRONTO...NON SONO PRONTO...AD ESSERE NIENTE!
Chiedo a Roberto...COM'E' essere fantasmi?...COS'E' essere un fantasma?
E lui candidamente...NON LO SO...TUTTO CAMBIA...E FORSE NIENTE CAMBIA.
Poi mi pare di sentirlo ridere dicendo...FORSE PARLIAMO MENO.
Sono i miei amici, non mi abbandoneranno.Chiedo... mi aspettate un attimo? Soltanto un attimo?
-Non c'è fretta, vai, fa quel che senti - Roberto mi risponde.

Torno indietro facendomi coraggio, raggiungo il mio corpo...un medico lo sta esaminando disperando di salvarlo, dice a qualcuno..- C'è ancora battito, ma si sta dissanguando, una lamiera gli ha tranciato una gamba, è ancora là in mezzo alla ferraglia, non siamo riusciti a recuperarla ancora...-

Eccomi a brandelli, come dilaniato da cani feroci o da squali...è finita per sempre la mia festa!
In un attimo ripercorro la mia breve vita, e mi ricordo di averla vissuta tutta sulle mie gambe... camminando, ballando, nuotando...ed ora? Che vita sarebbe mai la mia? NON VOGLIO..NON VOGLIO VIVERE SENZA POTER CORRERE!
Mi ricordo di persone speciali che hanno saputo continuare anche dopo traumi simili, anzi hanno maturato una consapevolezza maggiore dell'importanza del corpo...saprò farlo io?....E' una prova che non sosterrò...perdo sangue da troppo tempo... inutilmente stanno cercando di tamponare la gamba restante all'altezza del ginocchio, ormai quasi non ne ho più, tra un po' sarà finito tutto.

Torno dai miei amici....-Voglio venire con voi- dico.
Ma provo angoscia...che faremo così da soli senza più vita?
Roberto sente il mio pensiero, il mio timore e mi consola...lui sa le cose.
-Soli???...Ma no! C'è tutto un popolo di fantasmi, alcuni sanno vederci, altri impareranno a farlo, altri ancora sapranno di esserlo solo dopo essere morti... ma noi abitiamo il mondo da sempre e per sempre.
Siamo un'onda di nebbia che si dilata nella pianura, tra gli alberi e le case, cerchiamo ancora di tenerci uniti primi di essere assorbiti dalla nuova dimensione ...ancora per poco saremo insieme, ma avverrà tra breve il passaggio, ci disperderemo per le vie del mondo come tutti gli altri fantasmi.




UN POPOLO DI FANTASMI VIVE TRA I "VIVI"...discreto, senza disturbare, perplesso per la nostra stupidità, pronto a condividere e ad alleggerire la nostra esistenza, se solo lo volessimo...se solo lasciassimo una porta aperta. Io sarò uno di loro, in un tempo che si è fermato , quietato e finalmente in pace... in eterno.
Intanto il medico, disperato per la sua impotenza a vincere la morte, annota ...

- ORA DEL DECESSO : 6,30

 
( Milvia Di Michele e Cecilia Bonazzi)

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A partire dal 6 novembre sarà disponibile “Horror Maximo Tales”, un libro pubblicato dalla casa editrice Eus Edizioni per la collana Spaghetti Horror (diretta da Gabriele "Pacio" Pacitto e Daniele Francardi).