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lunedì 2 marzo 2015

Tempo di Rinascita e Resurrezione ...tempo di Primavera









Disegno di Arte & Arte.

 
 

 
CAVALLO BIANCO



Strappo dal cuore scorze di disegni
spalmati sopra sognati bisogni,
e s'apro ancora l'anima all'amore,
  mormora il mare, muore il mio dolore.



Dondola il mare, vuole far sognare,
(minima e piana, ha voce da ruffiana.)

Cloppete ... cloppe - Corri mio cavallo,
lungo la riva segui il mio vascello:
cavallo bianco, simile a un gabbiano...
Cloppete ...cloppe - Vola via lontano!-

Corri cavallo, corri se t'importa...
che il mio vascello il cuore mi si porta.
 



 
 

 L'EDEN PERSO
 
Sopravvissuti tutti, con ferite,
 andiamo sparsi e persi per il mondo,
 le piume al vento, d'angeli, smarrite,
 ci consoliamo insieme in girotondo.
 
Memorie antiche in cuore mio venite,
 del Paradiso segno tutto tondo,
 perfetto fatto, l'anima lenite ...
 poesia, canto, e musica confondo.
 
Un sogno caldo come fosse fuoco,
 un sogno pare l'arte, che arde invano...
 si spegne sempre un poco, a poco a poco.
 
Memoria in cuore portami lontano,
 di un gran concerto ho solo un suono roco,
 s'espande e s'alza in cielo piano piano.
 


 
 
 
 
 
 
 
NON METTO ROSE
 
 
Su tela bianca, segni colorati... ...
agli occhi, al cuore e all'anima mia parlano,
il caldo e il freddo sono imprigionati,
come i rumori, e musica diventano...
 
nascosta in bianca tavola, è una voce
che dice e dice, e muore nell'ascolto.
Sì, tutto parla, e pure tutto tace.
La realtà prende forma del mio volto:
 
lei vive chiusa, dentro la mia pelle,
e si proietta fuori, nelle cose,
dietro un'azzurra scia d'eco ribelle.
Oggi non metto, in questa tela, rose.
 
Il Caos... note e linee misteriose,
un nuovo inizio e possibilità.
Così mi sento...in piena libertà!


 
 



 
RESURREZIONE
 
Aprii gli occhi:
vidi la Speranza
con volto di bimba.
-E' finita!-dissi,
sapendomi adulta.
Ma venne Resurrezione,
e fu Primavera:
viene sempre,
ad ogni ora,
ad ogni respiro.






 PRIMAVERA OLTRE L'ATTIMO
 
 
 E Primavera subito arrivò,
dimenticammo i giorni tristi e freddi.
Era trascorso il tempo, lungo o corto
fosse, quel tempo, corso in morte e vita.
Finito fu l'attimo,
il solo nostro attimo,
finito l'inverno.
Ed io mi chiesi, se avessi potuto
saperlo prima ma ...
Ma s'era perduta
tutta la memoria
delle mie parole,
dei miei pensieri.
Era Primavera.
 
 
 
 
 
 
 
 CASSANDRA E PRIMAVERA
 
 
Si è rarefatta l'aria tutt'intorno,
sbiancano linee,i segni e le figure,
pare un fantasma questo nuovo giorno,
perso tra riti e futili paure.
E' paesaggio d'anima,o presagio,
ma la natura infiora adagio adagio.
Cassandra vaga e Primavera nasce...
chi, delle due, bimba, cresce in fasce?
 
 
 
 

NERO

Arrivi silenzioso, inavvertibile
ombra dei miei paesaggi.
Mi accorsi di te solo quando
la luce mi mancò.
Sei infido colore parassita,
che d'altri colori ti nutri.
Pure, maledicendoti,
l’arcobaleno a te s’inchina
e ti chiama "re della notte".
Forse conosce del nero altre storie:
non a torto ti vuole
profeta di albe rosa,
buio che, nascondendo,
il nulla separa dall’esistenza.
Pure sei nelle cose:
ti vidi definire forme,
dare corpo ai colori.
Dunque...sei vita
o morte?



 



L'AMABILE PAROLA

Bello è il tuo nome, dolce Primavera,
bella, profonda e amabile parola,
che basta dirla e, come una chimera,
vedi, per terra, nascere una viola.

Bello è il tuo nome, porta vita vera,
ti risolleva il capo e poi consola,
e dice a ognuno- Muoviti, sù!..Spera!
S'avvera adesso il sogno tuo...vai e vola!

E non importa perdere l'idea,
che ti ricorda il tempo che va via...
Godi al profumo, che, come marea,

s'alza dal prato verde! Tu ,mia dea,
spandi la vita e parli di poesia.
Bello è il tuo nome, amore è quel che crea.
 

 


 

TESSERE AMORE ( sestina lirica)
 
Tessere amore è tessere parole,
quelle belle, ( tu vali...sei preziosa)
quelle che disse, timido e perduto,...
lui che baciò il mio volto, il ventre e il seno;
e poi ridendo toccò mille stelle,
e le raccolse e disse- Sono d'oro!-


-Sì, caro amore, sono tutte d'oro,
ma quelle care son le tue parole,
che hanno la luce chiara delle stelle,
sono la gioia dolce mia preziosa,
il cielo accoglie stelle nel suo seno,
io invece accolgo il bene che hai perduto-

-Senza l'amore, amor sono perduto,
dammi calore come il sole d'oro
scaldami il cuore e stringimi sul seno,
vorrei trovare dolci mie parole,
dirti, tu sola ,sposa mia preziosa,
tu tra le donne simili alle stelle,

sei la più bella stella delle stelle.-
Io gli risposi -Caro amor perduto,
credimi, sposo triste, son preziosa,
perché mi tratti come fossi d'oro,
e la bellezza delle tue parole,
m'entrano dritte dentro, qui nel seno.

-Lasciale come latte lì nel seno,
sentile vive, siano le tue stelle
le mie parole son belle parole,
solo perchè tu m'ami o son perduto,
t'offro il mio cuore, brilla come l'oro,
  è di te nido, luce mia preziosa-

-Povero amore, vita mia preziosa,
che ti tormenti posto sul mio seno,
canto canzoni, giungono alle stelle,
vagano come mille bolle d'oro,
narrano il grande amore tuo perduto
e ritrovato dopo con parole.-
--------------------------------------
Mi porto dentro stelle di parole,
nel libro mai perduto, qui nel seno:
cosa preziosa stimo, più dell'oro.




 

 
DI STRADE STRETTE E CIME IRRAGGIUNGIBILI

 (sestina lirica)
 
 

 Di strade strette e cime irraggiungibili ,
l'infanzia appare, come quadri amabili:

  percorsi cari, nuvole su nuvole ...
  Io ero piccola allora e tanto fragile.
Però le nuvole avevo, e le favole.
Fatti di sassi erano le mie trottole.


Girano in cuore sogni come trottole,
pensieri ....paiono ora irraggiungibili,
con me portavo il mondo delle favole,
che i brutti eventi mutano in amabili,
ed ero magica, anche molto fragile,
e con la testa sempre tra la nuvole.


Immaginavo bolle d'aria o nuvole
ed io ci entravo dentro come a trottole
la mia era lieve, e pure molto fragile,
mi portò in luoghi belli e irraggiungibili,
trovai amici tutti cari e amabili,
stavano dove nascono le favole.


Che tempi dolci, quelli delle favole!
Leggero il cuore, nuvola tra nuvole,
i gesti esterni caldi e sempre amabili,
quieti eran tutti, non erano trottole,
come oggi affranti, seri e irraggiungibili,
ed era bello il viaggio, anche se fragile.


Crebbi e la bolla scoppiò...(troppo fragile!)
finì d'un tratto il tempo delle favole,
capii che i sogni sono irraggiungibili,
cadde tant'acqua a scroscio dalle nuvole,
scesero sassi a valle come trottole,
persi gli amici ch'erano sì amabili.


Ora vi guardo amici...siete amabili,
ed apprezzate pure il lato fragile
che ho, miei cari, voi non siete trottole,
mi regalate il tempo delle favole.
Torna l'infanzia, e torno tra le nuvole,
e più non credo i sogni irraggiungibili.


Favole e sogni sono irraggiungibili,
ma chi è fragile e vive sulle nuvole,
trottole sono e bimbi allegri amabili.








RIME BIFOCALI
( all'inizio e alla fine dei versi)

senza titolo n°1

Verso il verso nello stagno,...
perso in acqua trovo un ragno,
terso in cielo sale un lagno.


Cingo l'oro con l'alloro,
stringo forte il mio tesoro,
fingo d'essere ossimoro,

Sale un canto piano piano,
male forse è il sale invano,
strale è al cuore chi è lontano


senza titolo n°2

Sento a volte nostalgia,
tento allora una magia:
cento baci dono via.

Conto prima due baci,
sconto ansie ma tu taci,
monto gesti un po' audaci.

Giro...( scusa!) i miei tacchi,
tiro...anzi gioco a scacchi,
miro al re e tu t'incacchi.
 
 
 
 
 
LA GONNA BIANCA ( glosa)
 
(Sopra il suo corpo lunga gonna bianca,
quasi una danza il passo suo mi sembra,
sempre il suo mare cerca, e mai si stanca,...

lei balla e gioca e muove belle membra.)
 
-Ehi! Chiama! – (ha voce d'oro che m'incanta)
- Ehi, dite, dite...dove trovo il mare?
(sempre il suo mare cerca e mai si stanca)
-Mi danno senza, devo lì arrivare.-
 
Un giorno incontra un nero cavaliere,
(lei balla e gioca e muove belle membra)
sopra un cavallo, lei disse - Messere,
portami al mare, cuore non rimembra.-
 
(Quasi una danza il passo suo mi sembra)
cuore non mente, forte è la mia paura,
ricorda il mare, nulla le mie membra.
-Vieni, – le disse- non è una tortura.
 
(Sopra il suo corpo, lunga gonna bianca),
ma la sua voce forte l'impaura,
e lui la porta a quello che le manca...
lì, nel suo mare, amor la rende pura!



LASCIAMI PIANGERE

-Dimmi a che serve, a cosa serve piangere...-
dicesti un dì, tenendoti lontano,
ed io restai perduta e senza voce,
e la mia croce porto, che fa adulti.
Ora non piango, e parlo pure piano,
mentre nel cuore serro forse insulti...

è quel dolore muto...il mio non piangere!



UN ALITO

Forse t'ho amato, mentre giocavamo
nei tanti ruoli finti, invece intanto,
una catena porse quei "ti amo"...

ed io la volli, presa dall'incanto.


Catena appesa pesa e m'abbandoni,
non è leggera piuma, come quando
una carezza dolce tu mi doni...
e allora vorrei vivere riamando.


Amore, amore, amore è una parola,
che, se l'ascolti, forte ti sta urlando:
la dico e pare un alito ... e sto sola.





LA LACRIMA

 

Tra nere ciglia brilla,
 è  bella la tua lacrima.
Non mostra alcun  dolore.
Prezioso, il tuo universo,
 d'improvviso, si mostra.
Oh! E' per pochi questo incanto.
I deserti disseta
la tua goccia di vita
che chiede: io t'amo, tu mi ami?
Oh! E' tutto mio questo incanto.

 

mercoledì 18 febbraio 2015

L'ORTO



...perché essere poveri non è una colpa e perché nessun povero perda mai la sua dignità e il desiderio d'essere felice

e perché il nostro mondo sia un mondo di pace

L'ORTO

 
C’era un orto dietro la vecchia casa.

 Era un rettangolo stretto di terra isolato da una fitta siepe, che lo circondava su tre lati. In mezzo alla siepe si facevano posto un grande albero di alloro, uno più piccolo di melograno e un’altissima pianta di sambuco con i cui frutti, noi bambini, giocavamo sporcandoci sempre con nostra grande soddisfazione. Limitavano l’orto anche il nostro gallinaio,vicino al quale mio padre faceva la “ role” di piantine di pomodori e il muro della stalla dei nostri vicini coperto, in parte, da folti rami di rosmarino.


 Mi piaceva andarci.
Osservavo crescere gli ortaggi: rettangoli di rape, finocchi, insalata riccia e a foglie larghe, carote.

 Verso la fine dell’estate la capanna ricopriva tutto l’orticello come una tettoia golosa e profumata: grappoli di uva nera e, più su, di colore bianco oro, si gonfiavano tra i pampini ancora verdi e lungo i pali di cemento attorno ai quali si attorcigliavano le viti.
C’era un angolo che però non amavo, anzi era la mia grande vergogna: vicino al gallinaio c’era una casetta di legno stretta e alta, coperta da una tendina ricavata da un sacco vecchio. Quello era il nostro bagno. Non avevamo altro.
A lavarci ci adattavamo in casa con bacinelle e brocche, ma per il resto era tutto lì. Ed i tempi erano già diversi.


 Fu così che cominciai a fantasticare e abbellii con l’immaginazione quello che neanche il più bravo pittore avrebbe potuto rendere bello. Fantasticavo e immaginavo, infine ci credetti anch’io e dissi tutto alle mie amiche.


 Mi invidiarono.


Ben presto quella casetta diventò per me motivo di vanto. Tutte avrebbero voluto poter raggiungere, attraverso quello strano e inadatto ingresso, il paese delle fate che invece era accessibile solo per me, perché io ne ero la proprietaria.
Raccontai di ampi prati verdi dove l’erba era più morbida e alta che altrove, di amici che avevano il dono della magia e che, ogni giorno, mi invitavano alle loro feste e mi offrivano dolci squisiti mentre, intorno a noi, si diffondeva una dolce musica.
Per loro ero importante, mi ascoltavano sempre con grande interesse. Ero l’ospite più atteso e desiderato della terra.


Poi si faceva sera e si tornava a casa. Ognuno alla sua casa.
Ricordo che sentivo l’amaro in bocca mentre facevo finta che andasse tutto bene e il mio viso assumeva quella strana aria di sufficiente contentezza dipinta sul volto di quelli con cui la vita è un po’ più in debito.
Ma questo, allora, io non lo sapevo.
Pensavo che la nostra famiglia fosse povera per colpa nostra e, vergognandomene, cercavo di nascondere agli altri questo gran peso.

Comunque, per qualche tempo, riuscii a convincermi che non mi mancava niente, che addirittura ero più fortunata di altri.


Andò avanti così per un po’, ma non poteva durare per sempre.
Facevo sempre più fatica a inventare le incredibili avventure che volevo accadessero dentro quella strana tenda di tela di sacco.

Le mie amiche iniziarono a dubitare e, pian piano, persero interesse ad ascoltare le mie storie.

D’altra parte anch’io ero un po’ stanca e un po’ pentita.
Finì tutto lentamente, quasi in modo naturale.
Mi rimase però una specie di insegnamento, una linea di comportamento da seguire.


Da allora imparai, ogni volta che qualcosa mi rendeva triste, a fare finta di niente. Annullavo l’accaduto. Se non mi riusciva mi spostavo altrove con un grande volo di fantasia.
Creavo sogni anche di giorno ed erano uno più bello dell’altro.


La notte, però, prendevano vita indipendentemente da me e sapevano di realtà più che la realtà vera: c’erano fantasmi e mostri che mi tormentavano, rancori e odi e, sempre presente, l’immagine della morte con la sua falce d’argento in mano.


Furono anni pieni di sofferenze.
Intanto gli altri tracciavano le linee della loro vita, e mi parevano tutte dritte, tutte in salita.
Quante curve, la mia! Mi si aggrovigliava addosso perché non riuscivo a tornare dentro di me. La fuga dalla vita reale non era più un gioco, era una specie di malattia che in parte ho vinto, ma che ha, a volte, dei ritorni.
 

Perchè ti racconto questo?


Vedi...i bambini hanno una grossa magia e ,per non soffrire, sanno andare dove il dolore ha fine.
Non fuggono la realtà, la vincono inventandosi mondi fantastici.
Anche i grandi, a volte, sanno farlo.
Ascolta ora un mio sogno. Non uno di quei deliri notturni che spesso mi piace raccontare: una goccia di futuro.


Ascolta: immagina l’anno 9999 ( la data la puoi anche cambiare)
La terra sarà certamente diversa. Strane città per il gusto di oggi, strano modo di vestire.
Forse strani uccelli solcheranno un cielo più ricco di colori. Piante nuove e nuovi fiori.
Non ci saranno più alcune specie di animali, altri saranno più grandi, altri ancora di dimensioni minori.
Ci saremo sicuramente ancora noi:più sereni, più belli, meno stanchi.
Avremo meno malattie, parleremo più dolcemente.
Ci sarà per ognuno la sua occasione e il suo tempo.
Ci aspetteremo a vicenda.
Andremo ogni giorno a parlare con i nostri morti. Poi saluteremo i nuovi nati.
E, non sapendo ancora cosa siano la vita e la morte, faremo di noi grandi cerchi per parlare e cercare di capire.
Saremo tutti piccoli Dei mortai perché ognuno avrà recuperato se stesso.
Sarà l’anno 9999 ( la data la puoi anche cambiare)

sabato 3 gennaio 2015

FEBBRAIO CORTO

 
 

 

Disegno di Cè



LA MERAVIGLIA

Inutilmente tendi le tue mani:
io non le afferro, forse non le vedo.
Eccomi, attendo tutti i miei domani,

e tu m'abbracci mentre sola siedo.


Sterile è il pianto, freddo al tuo calore,
perdo e rimpiango quello che possiedo,
perché non vivo immersa nell'amore:
non lo conosco, almeno questo credo.


Poi, d'improvviso, provo meraviglia
di vite e luoghi che sono lontani,
e sento dentro, quanto mi somiglia
la loro essenza stesa in vari piani.


Innamorata cedo - dai rimani!
Avevo gli occhi aperti e chiuso il cuore,
la vita è solo un battito di ciglia,
la meraviglia è simile al languore.

IL CIGNO NERO

Quale fanciulla balli e ridi al sole,
come se avessi seni bianchi tuoi,
nascosto resta un sogno che ti duole:



d'amare chiedi e solo amare vuoi.
Sei bello quanto è bello il cigno nero:
lasciati andare, il mondo siamo noi.


Poterti amare: un sogno per davvero:
goditi amore, amar non è mai male,
lasciati andare : vieni! Io non dispero.


Alza il tuo viso: vedi? Lo puoi fare:
Il cigno nero, un angelo m'appare!


Alza il tuo viso bello da morire:
io t'amo tanto, oltre il tuo apparire.


 


SE TRASPARENTE

Se trasparente il corpo mio a te pare:
guardami l'anima, amala ti prego,
balla leggera, dentro mi ci annego.


Se d'innocenza veste, bianca appare,
ma sa indossare mille ed un colore:
amala sempre, vive per l'amore!

Se questo viso sfuma e poi scompare:
il cuore batte e pulsano le tempia,
aspetta sempre ch'amore lo riempia.

Ma se non vedi quanto sono bella:
lasciami l'anima, arde come stella.

Ma se non senti il canto melodioso
di un sogno: scappa! E' mio... e meraviglioso!


LA MEZZA LUNA NERA


Sono soltanto mezza luna nera:
faccia nascosta, luna ombra che spera.
Quell'altra ride e brilla nella luce,...
io sono triste e mai mi darò pace.
Come Cirano sempre ardo d’amore,
ma all’ombra resto per ore, ore ed ore.
Tu ascolti al buio ogni suggerimento
mio, a me resta questo gran tormento.
Ma verrà un giorno, presto arriverà,
che un forte abbraccio noi due riunirà

 
QUIETE

Ho sognato un posto,
dove ero seduta, 
 su un cuscino morbido,
 gustando il mio tè, 
mentre tu bevevi 
l'immagine mia. 
Il silenzio ci abbracciava 
e la mia anima era quieta



DI UN RISVEGLIO

E lentamente prendo conoscenza
della realtà che vive e muove intorno,
mi sto svegliando, dunque... e resto senza
tutti i miei sogni e il corpo disadorno.
Era previsto, eppure il mio risveglio
non mi ha trovata pronta e preparata,
più della morte attesa, certo è meglio,
ma non mi serve vivere svuotata.

E lentamente muovo i primi passi,
a piedi nudi sopra aguzzi sassi.

 
 
IN GIOCO
 
Cercando vado, in gioco, l'Armonia,
e so che sempre arriva e sempre canta
Non vuol bravura, perchè la vita,...
che ci ama, ci offre splendide assonanze,
e se le osservi svelano il suo senso,
ma non sapevi ancora di trovare.
 
E trovo invece la filosofia
che riempie il cuore e più la mente incanta.
Questo è l'inizio, dopo ch'è finita
l'attesa in fila in semi di speranze,
ho addosso adesso questo dono immenso:
il sole caldo e dolce aria di mare.
 
E d'improvviso non so più ch'io sia...
mi perdo e trovo dentro l'Armonia. 
 
 

IL VASCELLO


Strappo dal cuore scorze di disegni
spalmati sopra sognati bisogni,
e s'apro ancora l'anima all'amore,
mormora il mare, muore il mio dolore.


Dondola il mare, chiede di sognare,
con voce piana, minima e ruffiana.

Cloppete ... cloppe - Corri mio cavallo,
lungo la riva segui il mio vascello:
cavallo bianco, simile a un gabbiano...
Cloppete ...cloppe - Vola via lontano!-

Cloppete ...- Corri!-.Cloppete... - Soccorri!-
perchè son morta... perchè son risorta.


 
 

FIORI SUI MANDORLI


E Carnevale porta la sua croce:
come cicala brucia la sua voce,
come cicala brucia i suoi colori, ...
dentro un sol quadro ( tutti li divori! )
Nell'aria sparge cenere e coriandoli.
Fenice aspetta fiori sopra i mandorli.
E Carnevale porta la sua croce:
fiume di legno sanguina giù a foce




MASCHERE


E' Carnevale! Maschere, con gli occhi
strappati, pare piangono coriandoli
che in aria fanno allegri scarabocchi.


 E ride un bimbo piccolo afferrandoli...
 da bocche aperte sgorgano, è un dolore
che le manine credono balocchi.

Domani, dentro maschere d'attore,
con sguardi morti e volti d'impassibili,
nasconderemo il vuoto di un amore.

E' Carnevale ... e risa grasse s'odono,
i nostri sensi i freni più non mordono.

Domani ancora cenere vien sparsa
su questa terra resa triste ed arsa.


 

CHE SIA FINITA?

E mi trattengo al limite di soglia,
avendo voglia
dell'inoltrarmi ed essere partecipe...
al mondo attivo pronto a lasciar traccia.
E perch'io taccia, questo non so dire.
Mi prende forse il mal del divenire.
Vorrei restare.
Sentirmi a casa, questo amo davvero.
Però dispero
di essere accolta, almeno questa volta,
che pare io senta ridere il mio cuore,
solo a guardare dalla mia finestra.
Ma mi sequestra
la mia paura.
E il divenire,
come Penelope disfa la mia vita.
Che sia finita?



 

LE PAROLE DEL SILENZIO
 
Cerchiamo parole per dire
le cose già scritte da sempre,
credendoci piccoli Dei,
illusi di stare a creare.
Intorno a noi ruota un silenzio
che parla con mille discorsi,
ma senza restare all’ascolto,
cerchiamo parole per dire
le cose già scritte da sempre.




 

LO SQUARCIO

Fu solamente un attimo, un solo attimo.
E d'improvviso il cielo si squarciò.
Apparve l'oltre, aprendomi il suo volto.
Trapassò il cuore, l'anima straziò.
Fu solamente un attimo, un solo attimo.
Ma il tempo eterno, o il nulla, mi ferì.



Fu solamente un attimo, un lungo attimo.
Lo squarcio resta, nel mio buco d'anima.


 

LA VOCE DEL VENTO

Solo un diverso modo di narrare,
di dire e fare in questa breve vita,
appena prima ancora sia finita,
  appena dopo il pianto dell'errare.



Sterile pianto, viene da quell'alito,
che vuol nutrirsi senza buttare aria,
e sa guardare solo il proprio anelito
ad un' Eterno sciocco, che non varia.


Ma vivi siamo sempre e sempre morti,
e i giorni corti sono sempre corti.

Ma parleremo come parla il vento,
come parlammo cento volte e cento..

sabato 27 dicembre 2014

BRINDISI DI CAPODANNO










 


PENSANDO AL NUOVO ANNO


IO BRINDO!

In questa notte splendida e incantata, ...
IO BRINDO all'Anno Nuovo...una ventata
fresca, che porta gioia e la speranza
che questa vita intrecci un'altra danza,
e sorga quasi fosse una fenice,
rinasca nuova e vergine e felice,
poi balli, come Cenere al suo ballo,
leggera sopra scarpe di cristallo.
BRINDO alle attese e care ore future,
superamento infine di paure.

 IO BRINDO!
E guardo solo un attimo al passato,
da lì veniamo, è vero, e lì m'inchino,
ma è nato oramai l'Anno bambino,
e BRINDO a lui ...e quel ch'è stato è stato!

 IO BRINDO!
 ( E BRINDO...pure all'Ultimo dell'Anno,
che fa la fine quale tutti fanno!)












scritta il 27....troppo presto per brindare.... non sapevo cosa mi aspettasse!


oramai c'è e la lascio

lunedì 15 dicembre 2014

TANGO











 

TANGO


Una carezza lungo la mia schiena,
le dita tue mi sfiorano, mi svegliano,
m'inarco, cerco, sento, mi emoziono,
e tu mi stringi così ch'io non fugga
e m'abbandoni piena di passione.


Sul collo tuo la bocca mia s'appoggia,
poi ti sussurro ...t'amo, sono tua,
questo momento è nostro, sono tua,
ma devo andare... tienimi, trattienimi,
chiedimi amore, dimmi di restare.
 
Una carezza lungo la mia schiena,
un esercizio, un ballo, o è poesia...
portami via...portami via...via...
e intanto penso...è solo fantasia,
è solo un vento caldo di follia .



martedì 2 dicembre 2014

POESIE DI DICEMBRE

 
 
 




CH'IO TROVI ROSE


Se, normalmente, pesco nel passato,
tra mille cose scritte vomitandomi,
oggi non trovo niente che somigli
a questo mio sentirmi abbandonata,
niente che esprima pausa, una fermata,
e che m'acquieti e dopo, costringendomi,
mi scuota e dica ...guardati allo specchio!
Ancora sogni, ancora e pure invecchi...
Nel mio passato c'erano le rose
e i rovi sulla pelle mi pungevano ...
ch'io trovi rose è raro in questo mese...
oggi le ho viste nascere, e splendevano.






IL SENSO DELLA MUSICA


Una poesia letta entra nell'anima,
acquista come un quadro la sua immagine,
poi forma curve vive e duri spigoli...
ecco è scultura, pare quasi un plastico,
prende respiro fondo, vive l'attimo,
(opera d'altri, nostra però fattasi).
Mentre leggiamo sento il cuore perdersi,
va ritrovando il senso della musica.




LA VOCE DEL VENTO

 Solo un diverso modo di narrare,
di dire e fare in questa breve vita,
appena prima ancora sia finita,
appena dopo il pianto dell'errare.


Sterile pianto, viene, da quell'alito
che vuol nutrirsi senza buttare aria,
guardando solo il "Sempre" che non varia
perdendo intanto l'anima e il suo anelito.

Ma vivi siamo sempre e sempre morti,
e i giorni corti sono sempre corti.

Ma parleremo come parla il vento,
come parlammo cento volte e cento.
 
LA VOCE DEL VENTO
 
Solo un diverso modo di narrare,
di dire e fare in questa breve vita,
appena prima ancora sia finita,
appena dopo il pianto dell'errare.
 
Sterile pianto, viene, da quell'alito
che vuol nutrirsi senza buttare aria,
e sa guardare solo il proprio anelito
ad un' Eterno sciocco, che non varia.
 
Ma vivi siamo sempre e sempre morti,
e i giorni corti sono sempre corti.
 
Ma parleremo come parla il vento,
come parlammo cento volte e cento.

sabato 22 novembre 2014

pensando al Natale













RIVISITANDO UN'ANTICA USANZA

Ho scoperchiato il piatto... (e mi rammento
il mio biglietto in porpora e d'argento,
dipinto a mano un angelo e la scritta
in cui chiedevo ...cosa? ...Resto zitta.)
Quanti anni son passati... come invecchio!
Le usanze son cambiate di parecchio!
Ora nel piatto ho messo un tovagliolo,
Gesù lo legge e bacia il mio figliolo!



 

NINNA NANNA AD UN RICORDO

Ninna nanna ad un ricordo,
d'oro e incenso, da cullare,
dell'infanzia e del Natale....
Ninna nanna profumata,
di cannella e cioccolata,
degli abeti e mandarini,
di sorrisi di bambini,
di calzini appesi al chiodo
e del brodo di cappone,
ninna nanna col groppone...
poche cose attese e care,
di sorprese non amare.
Ninna nanna, non pensiamo
alle cose ora cambiate,
il passato torna a galla...
dolce tempo delle fate!

 

SOGNO IL NATALE

Natale è solo un sogno,
per bisogno, o speranza...
una danza di bugia,
dono, magia nell'anima
di un tenero perdono...
Tu amami...tu amami!
Se fossimo a Natale...
che vale... ( mi diresti)
arrovellarsi il cuore,
amore, dolce amore!
E sogno ora il Natale,
che il male veste e indora.

 
 
Natale è un bisogno
 
Natale è solo un sogno,
per bisogno, o speranza...
una danza di bugia,...
dono, magia nell'anima
di un tenero perdono...
Tu amami...tu amami!
Se fossimo a Natale...
che vale... ( mi diresti)
arrovellarti il cuore,
amore, caro amore!
Adoro il mio Natale,
che scorda l'ora amara.
 
 
 
Pensando a Natale
 
Sono terrigna, fatta d'acqua e terra,
però impastata d'aria assai leggera,
nascosto dentro il cuore brucia un fuoco,
e mi consuma, come a tutti il tempo.

 
Natale arriva e non lo riconosco,
questo Natale è plastica, è rifatto,
sembra d'amore vuoto e un poco stupido,
vorrei tornare lì dove s'è perso.
 
S'è perso dentro i cuori e s'è nascosto,
sta rintanato come per paura ,
vuole arrivare... guarda! ...E' già arrivato,
lui sta rinchiuso, però non se n'è andato.
 
Il mio Natale voglio, è la Speranza,
se nasce un bimbo nasce una gran luce,
che mi perdoni il Padre se io penso,
che chi non crede, ha fede nell'immenso.
 
Sono terrigna, fatta d'acqua e terra,
però impastata anche d'aria leggera,
nascosto dentro il cuore brucia un fuoco,
e mi consuma, come a tutti il tempo.