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giovedì 21 giugno 2012

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disegno di Milvia
 
 


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mercoledì 20 giugno 2012

IL NASCONDIGLIO







Il nascondiglio di Milvia Di Michele


foto di " Viaggio nel mondo"

Me ne stavo rannicchiata in quell’angolo scuro della cantina, nascosta tra un vecchio armadio e sacchi pieni di non so più che cosa.
Avevano smesso di cercarmi.
Le loro voci, prima affannate e lontane, adesso diventavano chiare.
Riuscivo a comprendere le parole, ascoltare i sospiri.

Probabilmente si stava facendo buio e per questo tornavano a casa, disperati e rassegnati, non immaginando quanto fossi vicina.
Non avevo più paura. Li sentivo non arrabbiati con me, ma preoccupati per la mia sorte.
Però non mi decidevo ad uscire dal mio riparo, diventato per me quasi una prigione.
Tutto per un gattino pieno di pulci!
...............
 

Mio padre, qualche ora prima, dopo avermelo visto di nuovo in braccio, aveva perso la pazienza e mi aveva lanciato il cappello.
-Massere!- era stata la sua minaccia, e non aveva aggiunto altro.
-Stasera!- E questa parola mi era cresciuta dentro, facendomi tremare.

Ero corsa da mia madre che stava sistemando le fascine, attaccandomi alle sue gonne.
-Vattene, pi piacire! La legna te po’ pizzicà!-

Povera mamma! Se solo avesse immaginato il mio stato d’animo!
Mi ero sentita persa. Ero corsa affannosamente verso la cantina, scendendo precipitosamente i gradini che vi conducevano e scegliendo l’angolo più buio, quello che poteva nascondermi meglio e mettermi in salvo.

...........

Rimasi a lungo, immobile, finché, improvvisamente, provai la sensazione che il tempo si era fermato, che avevo varcato i confini dello scorrere delle ore e dei fatti.
E finalmente non avevo più paura, non solo per le voci che sentivo amiche, anche perché quel luogo e quel momento mi erano diventati estranei.

Sentivo il cuore battere, i pensieri scorrere, ma questi avvenimenti accadevano dentro il mio corpo: la realtà esterna era sospesa, mi sentivo cosa viva in un mondo inesistente.
Ma forse ero assente anche a me stessa. I miei sensi sembravano essersi allontanati, come appartenenti a qualcun altro.

Veramente presente era solo la mia mente.
Avrei potuto restare ferma all’infinito, lasciare il mio corpo come una casa disabitata, partire per un lungo viaggio, senza attraversare alcuna terra, o mare, o cielo.

Stavo imparando il gusto di camminarmi dentro, di conoscermi oltre l’apparenza, di scoprire la mia anima.
Alcuni pensano che sia un percorso pericoloso, una specie di malattia che può farci perdere. Però mi piaceva.
 
..................
 

Altre immobilità amavo e amo ancora. A volte rimango fissa, lasciandomi penetrare dal mio ambiente. Di nuovo la natura diventa il mio sangue e la mia carne, il mio respiro.
Sento gli alberi crescermi dentro. Mi trasformo in vento e sole, terra scura, arata di fresco.
Il limite del mio corpo si sposta, scompare qualsiasi separazione tra il mio dentro e il fuori.

E mi ritrovo a non essere né l’uno, né l’altro, pur ben sapendo di esistere.

Riesco a perdermi anche in altri ambienti, posti dove, immedesimarsi è proprio meno romantico, dove non c’è bellezza e non c’è armonia. Nemmeno un po’ di pace.Luoghi affollati di gente che grida, o magari ride, che corre affannata o s’incanta a guardare.
Sempre, se voglio, il mondo può venirmi dentro, ed io gli lascio il posto e vado via.

Deve esistere un luogo, una vita parallela che, invisibile, pure ci circonda.
Un mondo senza confini, senza spazio, né tempo, che ci comprende sempre, perché già ci contiene in ogni nostra possibilità di essere.
A volte, mi pare di sentirne la presenza …

................


-Fia mì! … Core mì! … duva stì!!!!-( figlia mia, cuore mio, dove sei?)
Il grido di mia madre bucò il mio silenzio.

Mi chiamò con tale forza da raggiungermi e obbligarmi a uscire, quasi partorendomi di nuovo.
Balbettai – ecme!- ( eccomi)
Tremavo. Vennero a prendermi e finalmente mi portarono via dal mio nascondiglio.
Avevo le gambe indolenzite e il viso tutto bagnato di lacrime.

Quanto mi festeggiarono!
Mamma mi mise seduta sulle sue gambe, fece portare la scatola di cartone, quella dove aveva riposto le poche cose d’oro che possedeva, e cominciò a ornarmi con le sue catenine.
Le mie sorelle e i cugini mi stavano addosso, incuriositi e un po’ gelosi di tanta immeritata attenzione.
Dietro di me, la presenza di mio padre, come sempre, mi dava forza.

In cerchio, intorno, gli altri si erano raccolti in più file.
Eravamo una famiglia numerosa, ventiquattro parenti sotto lo stesso tetto: zii, nonni, cugini…
Erano stati tutti a cercarmi, avevano frugato con lunghe canne fin dentro il fosso.
Che regalo prezioso avevo ricevuto!

……………

Ancora oggi, dopo tanti anni, mi sorprendo a desiderare fughe e ripari.
Tuttavia mi trattengono i legami, la necessità della mia presenza.
Mi trattiene ancor più la mancanza di un urlo che non potrà mai più raggiungermi, un grido che non potrà più cercarmi.
C’è un’altra voce ,ora ,che spesso mi vuole, mi lusinga: è la mia.
L’antico bisogno di chiusura non si è mai placato.
Appena posso, mi rintano e salgo strette scale a chiocciola impolverate, cunicoli lunghi e bui.
Fatico dentro labirinti familiari, dai percorsi sconosciuti, cambio direzioni, deviazioni: è sempre una grande avventura.
Il mio corpo pare in perfetta tranquillità, mentre mi rovisto dentro.

Più di una volta mi sono inventata una chiamata inesistente per tornare alla luce, per riconquistarmi i sensi e aprirmi la posta al reale.
Vale la pena sempre.
Ci sono affetti più forti di ogni paura, più caldi che qualsiasi nascondiglio.

martedì 19 giugno 2012

IL MIO LUOGO






immagine di Azione Creativa


Questo è il mio luogo, qui sono nata e vivo.


Per caso, per un semplice fottutissimo caso. La mia goccia di energia poteva andare a finire ovunque, anche evaporare semplicemente. Questo io lo so ...ma voi?

Voi che mi vedete qui radicata, che vi aspettate comportamenti doc e dop...voi?

Io non so nemmeno cosa volevo o potrò ancora diventare... ma voi credete tutti di conoscermi .

Già, perchè non v'importa granchè di me, di chi io sia davvero...non v'importa.

E perchè mai dovrebbe importarvi?

Io sono altro da voi...anzi io sono un limite per voi.

E voi lo siete per me..limiti...siamo limiti gli uni agli altri.

Questo siamo? Questo soltanto siamo?

Dunque essere soli significa...significherebbe ...non avere limite, essere ...DIO!

Che sciocchezza!

Ma se escludiamo questa unica risposta folle, la domanda resta nell'aria.

Chi sono? Chi siete? Cosa siamo gli uni per gli altri?

Intanto abbastanza simili, poiché ci comprendiamo ( più o meno) e comunichiamo.

Simili pure in quest'egoismo che ci fa tener stretta la nostra identità, come fosse la cosa più preziosa. Ma è la cosa più preziosa!

Che tuttavia non esclude l'identità degli altri, anzi, da queste viene rinforzata e arricchita come fiume da affluenti.

E allora voi non siete altro che portatori d'acqua per me, ed io sono il mio fiume.

Per voi, al contrario, io sono fonte e voi siete il corso principale.

Così siamo acqua che scorre raccogliendo gocce, rivoli. A volte fango e detriti, altre ancora foglie secche e tronchi morti: cadaveri galleggianti in decomposizione viva.
Sì, siamo acqua che evapora, o che si gonfia con la pioggia.
E che cerca il suo mare.
Allora non è questo il mio luogo, non più di altri che incontro scorrendo via.
Il mio luogo è il mare.

Però accoglietemi quando passo lambendo i vostri territori erbosi, quell'attimo soltanto sarete parte di me ed io di voi, il mio luogo sarà il vostro, come in questo momento che mi state leggendo, che io vi attraverso.

Come in altri momenti, quando in qualche modo mi attraverserete.



 


 

 
 
(Milvia Di Michele)



foto di Paesaggi d'Abruzzo ( costa dei trabocchi)




Insieme assaggeremo il sapore di sale del mare e ascolteremo parlare le onde, come solo loro sanno fare, con quella voce che sa raccontare l'eterno.

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
 

E non c'è tempo che sia mai il mio tempo, o luogo che mi possa imprigionare...

però mi chiedo perché, questo fuggire, ha così forte il sapore d'un ritorno.
 
(Milvia Di Michele)

MACCHIE






 
MACCHIE di Milvia Di Michele


foto di Azione Creativa



Macchie di colore sul bianco della tela:
messaggi visivi alla mente e al cuore.
Nel colore il caldo e il freddo.
Nel colore i rumori,
le musicalità nascoste nell’aria,
perché tutto ha una voce e tutto si ascolta
e, nell’ascolto, muore.
Nel colore la realtà, quella vera,
quella che vive racchiusa dentro noi
e si proietta poi fuori
quasi come un’eco.
Nella mia tela di oggi metterei solo questo:
colori e segni misteriosi …
il Caos, l’inizio delle possibilità.
Perché io mi sento ancora
come al principio delle cose.






foto di Azione Creativa




Ogni passo/ ogni respiro/ ogni gesto / fanno un giro/ quando mi volto/ e guardo la strada/ quel che mi han tolto/ lascio che vada/ son solo semi/ non posso guardarli/ con dentro a rodermi tutti i miei tarli/io guardo avanti e vedo i fiori/ quel che dai miei semi vengono fuori/macchie di rosso, di bianco e blu/un mosaico con dentro quel che vuoi tu!
( Milvia Di Michele da " Filastrocche")


foto di "Invisibile"