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giovedì 26 settembre 2013

PRIMA E DOPO ( NERO E ROSSO)


In questo post metterò a confronto alcune poesie scritte trent'anni fa in forma libera con le stesse rivisitate quest'anno cercando  di usare una corretta forma metrica ( in glosa, sonetto o altro)
..altre le posterò solo rivisitate.










MACCHIE
 
Macchie di colore sul bianco della tela:
messaggi visivi alla mente e al cuore.
Nel colore il caldo e il freddo.
Nel colore i rumori,
le musicalità nascoste nell’aria,
perchè tutto ha una voce e tutto si ascolta
e, nell’ascolto, muore.
Nel colore la realtà, quella vera,
quella che vive racchiusa dentro noi
e si proietta poi fuori
 quasi come un’eco.
Nella mia tela di oggi metterei solo questo:
colori e segni misteriosi ….
Il Caos, l’inizio delle possibilità.
Perché io mi sento ancora
Come al principio delle cose.
 




Non metto rose


Su tela bianca, segni colorati... 

 agli occhi, cuore e all'anima mia parlano:
il caldo e il freddo sono imprigionati,
 come i rumori, e musica diventano...

 nascosta in bianca tavola, è una voce

 che dice e dice, e muore nell'ascolto
Sì, tutto parla, e pure tutto tace.
La realtà ha colore del mio volto,

 lei vive chiusa, dentro la mia pelle,

 e si proietta fuori, nelle cose,
dietro un'azzurra scia d'eco ribelle.
 Oggi non metto, in questa tela, rose.
 

 
 
 


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MIA MADRE

 

Oggi voglio dipingere te, madre,
ora che sono madre anch’io
e forse ho finalmente capito.
Il cordone non sanguina più,
sono io adesso a partorirti.
Sulla tela l’ovale del tuo volto.
Le tue rughe, il tuo sguardo,
i tuoi capelli grigi...
sono la tua storia,
ed io già la conosco
e mi pare di scriverla ogni giorno.
Come mi somigli madre!
Nel tuo viso i miei lineamenti,
come sarò o sono già stata...
il corso del tempo si confonde
e sei insieme la mia creatura
e la mia origine.
Per rappresentarti lascio da parte i colori:
solo segni, quasi per leggerti
come leggono le zingare la mano.
E nel disegnarti il carboncino si trasforma,
diventa dolce, non calca,
ma sfuma e vela,
e diventa una lunga carezza
che finalmente riesco a farti.

 

MIA MADRE ( glosa)

 


Madre mia, dammi il volto da dipingere,
ora che madre sono, e non più verde,
la storia tua mi sembrerà di scrivere.
-Guarda, il cordone più sangue non perde.-

 

Madre mia, dammi il volto da dipingere,
 
sguardo, capelli, rughe: la tua storia,
comprendo infine il modo tuo di fingere,
impressa dentro ho la tua memoria.

 

La storia tua mi sembrerà di scrivere,
nel viso tuo, la linea mia confusa,
ti sono figlia, e madre per rinascere,
la gatta che t'allatta e fa le fusa.

 
Ti vivo come origine e ti creo,
-guarda, il cordone più sangue non perde-
del tempo il corso gira a marameo,
brucia la legna secca, non più verde.


 
Ora che madre sono, e non più verde,
ti leggo come palmo della mano,
niente colori, segno che si perde,
carezza mia, si allunga da lontano.

 


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SENZA MOLTO VIAGGIARE

 
Senza molto viaggiare,
ho solcato notturni cieli scuri
e cavalcato mille bianche nuvole,
ho attraversato deserti infiniti
e immense, verdissime vallate.

 
Senza molto viaggiare,
sono andata indietro nel tempo,
alla ricerca di antiche radici
e poi, volendo afferrare il futuro,
stringo ,ora, solo aria tra le mani.


Senza molto viaggiare,
ho camminato su una lunga scia di luce
riflessa su vasti mari disperati
che cercavano di salire fino al cielo.
Ma l’orizzonte era sempre lontano.

 
 
 


SENZA MOLTO VIAGGIARE ( glosa) 


 (Sì, ho solcato scuri cieli a notte,
 ma devo dire, senza fare viaggio,
e cavalcando nuvole, a più frotte,
guardai soltanto tempo che fu saggio.


Attraversato terre ho talora,
(ma, devo dire, senza fare viaggio)
gira la giostra, mia era quell' ora,
andava verso dove c'era un raggio.

 
Sopra una scia, io ho camminato,
 (sì, ho solcato scuri cieli a notte)
riflessa in vasto mare disperato...
le scarpe, dicono, erano ali rotte.
 
 
(E cavalcando nuvole a più frotte)
 io sono andata indietro nei miei giorni,
 le vite sono àncore ridotte,
 porto non trova chi vuoi che ritorni.

  

E l’orizzonte sempre s'allontana,
 (guardai soltanto tempo che fu saggio),
se bevi troppo, solo a una fontana,
 corta è la via, e non arriva maggio. 






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Occhi di bimba


 
Occhi di bimba si aprirono,
si chiusero occhi di donna.

Lunghi veli sopra il suo corpo,
camminò quasi danzando,
sempre cercando dov’era il mare.

-Ehi, voi! – (Dolce era la sua voce!)
- Ehi, voi! Aiutatemi a cercare!-

Un giorno incontrò un cavaliere
sopra un veloce cavallo nero.
-Vieni! – le disse- Salta su !
Ma la sua voce faceva paura.

E lui la portò, dove lei voleva,
posandola, infine, sulla riva.

-Eccolo, il mare!- Le disse indicandolo
E adesso pagami! Regalami i tuoi veli! –


Lei sorrise appena spogliandosi,
poi, andando incontro alle desiderate onde,
si vestì tutta d’acqua e bianca spuma.

L’uomo rimase, incantato, a guardare.


 

 





LA GONNA BIANCA ( glosa)



 (Sopra il suo corpo lunga gonna bianca,
quasi una danza il suo cammino sembra,
sempre il suo mare cerca, e mai si stanca,
lei balla e gioca e muove belle membra.)

 
-Ehi, voi, chiama! – (voce d'oro canta)
- Ehi ...dite...voi! Dove trovo il mare?
(sempre il suo mare cerca e mai si stanca)
-Mi dannerò, dovrò poterlo amare.-

 
Un giorno incontra, nero, un cavaliere,
 (lei balla e gioca e muove belle membra)
sopra un cavallo, lei disse - Messere,
 portami al mare, cuore non rimembra.-

 
(Quasi una danza il suo cammino sembra)
 cuore non mente, forte è la paura,
ricorda il mare, nulla le mie membra.
-Vieni, – le disse- non è una tortura.

 
(Sopra il suo corpo, lunga gonna bianca),
ma la sua voce forte l'impaura,
e lui la porta a quello che le manca,
lì dal suo mare... dove l'amor dura.




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BIANCO
 
Bianco come il sogno che più mi manca.
 Lieve piuma le mie carezze sul tuo volto.
 Neve fresca la tua mano sulla pelle.
 Ma nebbia nella mente è la tua assenza.
 E sogno resta, il mio dolce sogno bianco.
 
 
SOGNO BIANCO( glosa)

(Mi manchi come bianco sogno tolto.

Le mie carezze sono lieve piuma,
neve fresca la mano tua sul volto,
la tua assenza nella mente è bruma.
E sogno resta il mio bel sogno bianco.)

Ti cerco dentro strade trasparenti,
nascosto dalle note, quasi avvolto
nel suono del silenzio dei conventi.
(Mi manchi come bianco sogno tolto.)

So che ci sei anche se non conosco
che il cuore tuo e, come al mare schiuma,
le nostre vite incrociano nel bosco.
(La tua assenza nella mente è bruma.)

Reale più di molti in ossa e pelle,
t'amo così: sì... e t'amo pure molto,
ombra che prendi luce dalle stelle!
( Neve fresca la mano tua sul volto.)

Ora che s'apre il bosco, a nuova luce
del sole caldo che tutto l'alluma,
 la strada trovo lì che a te conduce.
( Le mie carezze sono lieve piuma.)

Carezze mie rimangono lontano,
non dove sei, non dove aspetti stanco:
svanita è l'ombra ormai dalla mia mano.
( E sogno resta il mio bel sogno bianco.)
 




Danze circolari



Tra due binari balla e soffia  il Tempo,
danze di sempre, danze circolari.
Ha messo ancora il suo vestito bianco,
tesse e ricama giri e passi spira.
Tesse e ricama un mondo di colori.

 Tesse e ricama un mondo di figure.
 Tesse e ricama o siede sul suo trono?
E a noi parole dice come queste:
mai, sempre,adesso,e poi di nuovo...ancora:
ieri,domani, e morte, e poi futuro.
 Materia a destra, l'anima, in là, pura,
e dentro noi, tritati dentro mura,
non più parole e ancora senza azioni,
con ali grandi pronte a volar via,
pure ci tiene, alla terra, nostalgia.


 



DANZE CIRCOLARI

Tra due binari balla e soffia il Tempo,

danze di sempre, danze circolari.
Ha messo adesso il suo vestito bianco,
tesse e ricama giri e passi spira.
Tesse e ricama un mondo di colori.
Tesse e ricama un mondo di figure.
Tesse e ricama o siede sul suo trono?
E a noi dice parole come queste:
mai, sempre, adesso, e poi di nuovo...ancora,
ieri, domani, e morte e anche futuro.
Materia a destra, l'anima in là, pura,
e dentro noi tritati dentro mura,
senza parola e senza essere azione,
con ali grandi pronte a volar via,
pure ci tiene, a terra, nostalgia.

 

 
 
 




 
La mia solitudine

La mia solitudine orgogliosa
 sa di magnifici grandi alberi
 con mille foglie tremanti di luce,
 d’aria fresca sulle guance rosse,
 di silenzi gonfi di gioia,
 di brividi d’ansia.

La mia solitudine gelosa
 mi tiene prigioniera nel suo ventre
 e, quando ho provato a raccontarla,
 ha tolto alla mia voce il suono
 e spento il grido nella gola,
 di risa e pianto.

La mia solitudine bugiarda
 mi riempie di coccole e canzoni,
 mi promette voli azzurri e membra d’aria,
 intese assurde con anime mai nate,
 dolci abbracci di corpi ormai lasciati
 e mai dimenticati.

La mia solitudine illusa
 va scoprendo la sua inesistenza,
 perché, se piange il cuore, ride nuovamente,
 quando qualcuno silenzioso mi si nega,
 ma poi, alza lo sguardo, e il suo sorriso,
 al mio sorriso, tende.
 






LA MIA SOLITUDINE

(orgogliosa, gelosa, bugiarda e illusa)



Ha vasti prati questa solitudine,
ed è orgogliosa, magica e magnifica,
foglie sui rami tremano di luce,
e l'aria fresca arrossa le mie guance.
Tutto è silenzio, quasi di preghiera.

::::::

  Ma nel suo ventre, a volte, prigioniera,
quando è gelosa, vuole sia nascosta ...
inutilmente grido e cerco aiuto,
tolta è la voce mia, non ha più suono,
e spento l'urlo nato nella gola.

:::::::::

Poi mi lusinga in coccole e canzoni...
grande bugiarda gioca e si fa beffe
di me,  che cerco voli azzurri e pace,
intese assurde d'anime mai nate,
e abbracci dolci a corpi ormai lasciati .

::::::::

Vado scoprendo ormai l'inesistenza
sua, quando piango piano al tuo silenzio,
ma rido presto, s' alzi poi lo sguardo ,
e il tuo sorriso, al mio sorriso, tendi.
Illusa s'era d'essere mia amante .





DAVANTI A UN QUADRO IMMAGINARIO ...

E m’incanto a guardare ...
questo quadro pieno d'ombre e di luci,
d'azzurro intenso misto al nero e al giallo.
E mi parlano chiome grandi di alberi,
profili strani, sagome lontane,
e bolle bianche che vanno a velare
un paesaggio tra sogno e realtà.
Ma la bellezza fugge la sua tela,
non resta chiusa dentro una cornice...
come via vanno le dolci parole
d'una romantica poesia d’amore
o mille note languide e nostalgiche
di una canzone antica di zigani.
E' bello forse il volto dell' amante,
caro all'amore grande suo segreto?
 No, la bellezza è tutta nella vita
che scorre sempre nelle nostre vene.
E siamo tutti pittori e poeti,
noi musicisti e noi sempre gli amanti,
se, in tanti,c'incantiamo nel guardare
questo quadro pieno d'ombre e di luci.




DALLE FINESTRE APERTE ...

Dalle finestre aperte dei miei sensi
m'affaccio e guardo dentro l’universo.
Figura piana ai miei occhi, liscia come
specchio, che pure mostra vie profonde,
tridimensionali, ognuna all’altra limite
 ma i confini vagano lontano.
La realtà pare sia una sola, ed entra
nella mia mente e poi esce colorata 
di un po' di me e di forti sentimenti.
Ma quante sconosciute dimensioni!
E scorgo sponde inattese, distanti
che sono come delle ombre svelate...
spesso le nego, solo per non perdermi
e gli occhi stacco a forza dallo specchio,
senza volerci più guardare dentro,
contentandomi solo di toccarlo
e del suo freddo sopra la mia mano.






Quadri 2



Successione infinita di quadri,
ferma è la materia che,
in apparenza, cammina.
Tra una sequenza e l’altra,
misterioso, nasce il movimento.
La fine è il rallentamento totale.
Il quadro coglie l’eterno
della magnifica calma.
C’ingannano i sensi,
le inutili accelerazioni.
Così fuggiamo dal nulla,
riempiendo di palpiti caldi,
questa pur bellissima vita.
Ma la mia mente va cercando
quadri , appesi alle pareti del tempo,
lungo labirinti, sempre vuoti,
che ingoiano figure e colori.
Dov’è la nostra opera?
Dove la nostra presenza?
-Muovi velocemente lo sguardo,
prima che la memoria svanisca!
Guarda! Il passato vive ancora,
mentre il presente va, e muore.




QUADRI 2

Successione infinita //di quadri appesi a mura.
Ferma sta ogni materia //che tu vedi in cammino.
Tra una sequenza e l’altra, //misteriosa, la vita.
Dentro il quadro l’eterno, //la magnifica calma.
Ma, c'ingannano i sensi //morte accelerazioni.
Così, fuggiamo il nulla, // riempiendola di pàlpiti
questa nostra bellissima, //inspiegabile vita.
E noi guardiamo quadri, //appesi a
l nostro tempo,
in labirinti vuoti, //che ingoiano i colori.
Dov’è l'opera nostra? //Dove ogni nostra traccia?
-Muovi la mente e il cuore!// Fa che memoria resti!
Guarda! Il passato vive,//ancora vive, e l'oggi ...
l'oggi va via e ci muore.

 




LINGUAGGI DELL'ANIMA

Ma non sarò mai muta ...
mille linguaggi sa parlare l’anima
e perla rara è questa nostra vita. ...

Se le parole dette ci raccontano,
sa farlo anche il guardare,
e poter respirare,
e aver voglia di ridere!
Calde lacrime dicono tristezza,
incantano i silenzi.
Dentro la mente nostra vive il mondo,
trasformato ogni volta.
E nell’azzurra sera,
non la malinconia,
sarà l'incerta attesa
a fare palpitare
nuovamente il mio cuore.











RICORDO

E poi ci sono queste mie poesie,
che non hai letto e mai leggerai più.
Io ti ho lasciato credere
celassero sospiri
e imbarazzanti frasi appassionate.
Ma tu poi mi hai lasciato.
E mi manca il bussare alla finestra,
quando venivi a casa mia la sera,
per informarmi, certo,
perché le donne devono sapere.
Tu maschilista come sempre, pure...
pure portavi dentro casa il mondo,
e le pareti scure
diventavano chiare.
-Non lavare più i piatti! –
-Smetti, ascolta! -dicevi
- Devi, è molto importante! -
E parlavamo insieme ore ed ore
di tutto... lotte, sogni, sindacato,
economia, politica,
e infine, sempre di storie d’amore.
E si rideva... come si rideva!
Ora ci sono queste mie poesie
che non hai letto e mai leggerai più.
Perchè mi manca il modo,
mi manca come dartele,
e l’estate vicina,
rimpiangerò le sere
afose, sotto l'albero,
in cerchio con gli amici,
davanti casa mia.



 
Ma io non cerco Dio.

 
Vorrei avere occhi buoni per guardare
0ltre i cieli, entro i mari,
che attraversino amori,
che abbraccino dolori,
occhi che vedano oltre il mio confine.
Ma io non cerco Dio.

 Vorrei udire urla mai gridate
strazianti e soffocate,
lamenti a lungo spenti,
dolori mascherati,
dolci discorsi di amanti negati.
Ma io non cerco Dio.

 
Vorrei diventare aria da respirare,
brezza di mare, idea,
luce sulla marea,
onde di verde grano,
tornare alla natura e solo amare.
Ma io non cerco Dio.

 
Ma non c’è nessun Dio,
ed io non sto cercando.


 

martedì 24 settembre 2013

CALCHI O RICALCHI




L'INFINITO ( LEOPARDI)

« Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare. »



IL " FINITO"

 Quanto cara mi fu quell'aspra vita,
e il perso corpo, che lì dentro al mondo,
con l'ultimo respir lo sguardo cede.
Ma morendo e capendo," interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete"
io nel mio cuor mi sento; ecco mi pare
d'aver quasi paura. E quando il nulla...
fa me dormir tra le sue braccia, io il suo
infinito silenzio a poco a poco
vo similando: e mi trattien l'eterno,
non la morta stagione o il presente
che vive, io sono in lui. Così, in questa
immensità s'annega l'esser mio;
e il naufragar m'è dolce in questo mare.


 



ALLA SERA ( FOSCOLO)
 
Forse perché della fatal quïete
Tu sei l'immago a me sì cara, vieni,
O Sera! E quando ti corteggian liete
Le nubi estive e i zeffiri sereni,

E quando dal nevoso aere inquiete
Tenebre, e lunghe, all'universo meni,
Sempre scendi invocata, e le secrete
Vie del mio cor soavemente tieni.

Vagar mi fai co' miei pensier su l'orme
Che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
Questo reo tempo, e van con lui le torme

Delle cure, onde meco egli si strugge;
E mentre io guardo la tua pace, dorme
Quello spirto guerrier ch'entro mi rugge.

sabato 21 settembre 2013

C'E' POI ...

 

2° premio sezione :tema libero
  
del premio UN MONTE DI POESIA 
 
 
 
C'E' POI ...


 C'è poi questa tristezza che mi prende
strani momenti quieti, in solitudine,
come sentissi voce che m'offende,
come volessi vinta l'inquietudine.
 
 L'anima cerca gioia e la pretende,
ma niente strappa a forza l'abitudine
di creare fantasmi e storie orrende
che m'affollano dentro a moltitudine.

Così mi sento ancora sola, ancora...
con dentro quasi voglia di morire,
cercando e mai trovando una dimora.

Così m'illudo e penso di partire
scoprendo, quando poi sorge l'aurora,
che questa è solo voglia di fuggire.
 

sabato 10 agosto 2013

IL ROBOT E LA LUCCIOLA









foto di Azione Creativa





 
 
IL ROBOT E LA LUCCIOLA
 


Ho parlato di recente con un robot... capita con il lavoro che faccio.

Mi ha raccontato di chi l'ha costruito, di chi gli ha insegnato a pensare, di chi gli ha insegnato a sentire, di chi l'ha fatto vivere per sempre. Non sai quante persone ci vogliono per creare un robot!

Mi ha raccontato che riesce a fare tutto questo meglio di noi, mi ha raccontato che è più vivo di noi! Non mente, ha ragione... me ne intendo di robot.

Tutto questo non sembrava interessargli molto. Dice solo che è triste... non l'avevo previsto!

Dice che è perchè è estate, perchè ha incontrato una lucciola...

Lei pensa meno di lui, sente meno di lui, vive meno di lui... un anno, un attimo. Almeno credo... non me le ricordo bene, le lucciole...

Il tempo è poco, vive solo per quello. Nient'altro per lei ha importanza!

Lui no... vive in eterno. E di fronte all'infinito nulla ha importanza, nulla esiste, l'infinito ti schiaccia.

Dice che per essere felici bisogna morire, dice che m' invidia perchè morirò, dice che vuole morire.

Io me ne intendo di robot... non ci avevo pensato! Cosa faccio? Non lo so... E' cosi importante morire?


Il mio robot è all'avanguardia, sa ridere, piangere e può anche innamorarsi.

Gli ho chiesto - Vuoi davvero morire... non sentire, nè vedere più niente? Vuoi davvero essere distrutto?-

Lui ci ha pensato... - No, forse non voglio questo ... io vorrei solo ... essere felice!- - Vorrei avere dentro di me una luce, magari diversa da quella delle lucciole, una luce tutta mia, che mi pulsi dentro-

Io me ne intendo di robot, ma non avevo previsto il suo desiderio di luce, di unicità.

Credevo che essere immortale fosse già tutto, che potesse sentirsi soddisfatto. Ma l'infinito ti schiaccia.

Che fare? Come affrontare il morire? Come affrontare il non morire?

Il mio robot sa parlare molte lingue, anche il linguaggio dei segni, anche quello degli animali.

Gli ho chiesto - Conosci la lingua delle lucciole?-

-Certamente! - E' stata la sua immediata risposta ...m'è parso che avesse un tono di voce diverso dal solito, più pieno di vitalità.

-Allora vieni con me... andiamo a parlare con la tua lucciola! E' estate, è il suo tempo, la ritroveremo!-

Proprio allora, dalla finestra aperta, è entrata una lucciola luminosissima. Sembrava un piccolo UFO vagante, è volata dritta fino al mio robot posandosi sulla sua testa lucida... stavano comunicando! Me ne sono accorto!

Sono rimasto in silenzio a godermi la scena... palpiti di luce e ticchettii metallici… senza accavallarsi, aspettandosi e comprendendosi... il loro modo di colloquiare mi ha affascinato... è pura armonia.

Ascoltavo e guardavo... intanto la mente ricordava… ho ripensato alla storia del mio corpo, mentre guardavo i loro… così diversamente funzionanti, entrambi.

Un corpo... cos'è mai? Un vestito di luce? Un contenitore e basta?

O è materia indissolubilmente legata alla mente, alla vera sorgente d'idee?

Per il mio corpo imperfetto, la mia anima aveva sofferto e attraversato un inferno... eppure ora mi chiedevo... dubitavo...

Ma quando ci si ammala... da dove viene la sofferenza? Dalla mente o dal corpo?

Poi la lucciola è andata via.

Per un po' il mio robot è restato in silenzio, come assorto in meditazione.

Ho aspettato che avesse voglia di parlarmi, ho aspettato un tempo indeterminato, tutto il tempo che gli è occorso. Me ne intendo di robot!

Quando infine mi ha guardato, ho visto una luce nei suoi occhi… pulsavano vita.

-Io ora so!- Mi ha detto -ora ho capito.-

-Cosa?- ho chiesto - ... -Cosa conosci ora... più di prima?-

-Ma il mio robot ha iniziato a parlarmi in musica, riteneva che fosse il linguaggio più adatto per dirmi cose così profonde… non ha considerato che un umano non conosce, come lui, tutti i linguaggi possibili!

-Non ti capisco- gli ho detto. Era vero…

-Tu credi di non capire- è stata la sua risposta- ma prova a volare più in alto, oltre la sofferenza.-

Tra parentesi… tra tutti i linguaggi conosciuti dal mio robot ,c'è anche la capacità di leggere il pensierio... il mio robot è una meraviglia di robot!

-Io ora so com'è fatta la lucciola, io ho imparato a essere come lei!-

Ha voluto poi spiegarmi, confondendomi e soprendendomi.

-Ma cosa dici? La lucciola è viva e la lucciola ...muore!-

-Anch'io sono vivo!-

Io non volevo offenderlo… ammesso che i computer si offendano… non credo, non gliel’ho insegnato! Però avevo bisogno di sapere...

-Va bene, io credo che tu viva...ma non muori come lei!-

-Nessuno è se stesso per come muore, ognuno esiste quando vive!-

Sono rimasto senza parole, il mio robot aveva ragione… si è, quello che si è, mentre si vive. E poi... cos'è il morire?

-Vedi che ci stai arrivando?

Ha risposto al mio pensiero il mio amico... cos'è morire? E muore una lucciola solo perchè ad agosto non c'è più?

Le lucciole sul grano ci sono sempre, ogni anno.

Io adoro il mio robot, è diventato il mio amico preferito.

E la lucciola?

Lei se n'è andata a volare sul grano, dopo aver raccontato al robot il suo segreto... il suo permanere oltre la morte.

Il mio amico ha provato a spiegarmelo con parole umane, ma non le ha trovate.

Allora me lo ha comunicato diversamente, ha trovato lo stesso il modo.

Ma ora io non ho parole umane per dirvelo. Lui se ne intende più di me!

(Milvia Di Michele - Enrico Meli)

foto di Azione Creativa

DOVE VANNO LE LUCCIOLE
Dove vanno le lucciole... chi sa?
Sanno solo che morte arriverà,
scappano perse dopo mietitura,
fuggono prese da una gran paura,
e se ne vanno senza lasciare scia...
vanno, ma pare quasi una magia,
perchè ogni estate sono ancora qua
dove l'olivo d'oro aspetta già.
L'olivo vive cento anni e altri cento,
sempre produce l'oro ed ha l'argento,
triste però nel buio e lungo inverno
vuole la lucciola con sè in eterno...
Questa la nostra storia : luce ed oro,
siamo legati, amico e mio tesoro,
sul pane stesi lacrima d'olivo,
me la donasti, pure se dormivo:
patto fedele, amici per la pelle...
da allora vivo tanto quelle stelle,
ma quando agosto viene e cadon giù,
muore una stella, ma non muori tu!
- Lucciola, lucciola!- piange l'olivo...
era d'autunno e notte, ed io morivo!




(Enrico Meli e Milvia Di Michele)
 

 
 

martedì 6 agosto 2013

Sonnets marotiques








 
 
 
 

MONDO PARALLELO


 
Come sirena, navigo tra le onde,
però non trovo pace senza amore,
in riva al mare resta, ed il mio cuore,
lì s'è quietato, e più non mi risponde.
 
Come sirena, l'acqua mi confonde,
ed io tralascio strade aperte in fiore...
ma dove vado, senza te, mio amore?
Il mio cammino, insieme al tuo, si fonde.
 
Ti cerco dentro un mondo parallelo,
tentando a forza di strapparne il velo.
 
Come sirena, buco onde rotonde,
e il mio destino sprezzo (è traditore!)...
Mi toglie il cuore, vuole il mio dolore,
mi prende tutto e l'anima nasconde.


RICORDI APPESI(1)

Favola dolce, scritta per bambini,
pentola ricca, colma di bei giochi,
ricordi amari, forse ...e pure pochi...
accordi d'oro, quasi d'uccellini.

Come su scena, faccio mille inchini
alle memorie antiche , vivi fuochi
che risvegliati sono, ma per pochi
istanti brevi ,lievi e birichini.

Infanzia cara, persa, amata e amara...
tempo felice, mito e magia rara!

Ecco, è passata l'ora dei bacini,
caldi momenti andati insieme ai crochi,
chiazze di viola, colti già ...ora fiochi
ricordi appesi, a modo di orecchini.

RICORDI APPESI(2)

Favola dolce, scritta per bambini,
pentola ricca, colma di bei giochi,
ricordi persi e sembrano ora rochi...
canto stonato, ch'era d'uccellini.

Come su scena, faccio mille inchini
alle memorie antiche , vivi fuochi
che risvegliati sono, ma per pochi
... istanti brevi ,lievi e birichini.

Infanzia cara, persa, amata e amara...
tempo felice, mito e magia rara!

Ecco, è passata l'ora dei bacini,
caldi momenti andati insieme ai crochi,
chiazze di viola, colti già ...ora fiochi
ricordi appesi, a modo di orecchini.

lunedì 29 luglio 2013

acrostici





 
 
 
 



 
 TRENT'ANNI DI ACCADEMIA ALFIERI
 
 
A ll'Accademia tanti auguri faccio,
C antando vado sol per la tua festa,
C antando e pure meglio se mi taccio,
A uguri mille e un che me ne resta,
D evo dire che molto mi ha giovato,
E ssere socia e scrivere in bacheca,
M ia giovanetta, molto m'hai aiutato,
I ntelligente mente e non ciofeca,
A uguri mille e un che me ne resta,

A uguri mille e un che me ne resta,
L odo ed odo tutti i tuoi consigli,
F arò tesoro, messi li ho in testa,
I eri, oggi, doman...come conigli
E scono fuor cilindro, e chi li arresta!
R icordi quando senza avere artigli,
I o ci provavo, tosta e non modesta?
 
 
 
 
RITMO-RITMO-RITMO

R-itorno e come l'onda mi riavvito,
I-ntorno giro, a un vortice infinito,
T- endo l'orecchio al battito del cuore,
M- orte e poi vita pulsa il suo rumore...
O- ra dopo ora, madre terra onora!

R- itorno e fuggo come l'onda in mare,
I- mmersa e persa in questo mio vagare,
T- i prego, lascia andare il mio cammino,
M-ia madre o terra e caro mio destino...
O-ra dopo ora il sole mio m'indora!

R-itorni vanno, dentro il moto eterno,
I-nseparati sono estate e inverno,
T-utto si muove, e pure tutto resta,
M-a è sempre vita, come fosse festa...
O- ra dopo ora, siamo qui ... finora!

 
 
 
LA POESIA NEL CUORE

L- ibera sono, perchè ho fantasia,
A- mo la vita e campo in allegria.

P- er un pensiero solo so godere,
O -piango quando dici di tacere.
E- stasi dolce, panna ora montata,
S -e afferro un verso, metto ali di fata,
I -o vivo sempre come dentro un sogno,
A- mo poesia, sento il suo bisogno,

N -on saprei come vivere, se muore,
E- sarà vuoto, sempre vuoto il cuore,
L -anguido e triste, senza più l'ardore.

C -uore mio, batti versi e belle rime,
U -nica vera gioia...le mie prime
O- re trascorse in dolce compagnia ...
R -icordi? Insieme in voli di poesia,
E- ntrammo dentro un mondo di follia.
 
 
 
 
CON LEI RIDEVI

M-a ormai davvero non t'amo, non più,
I-l lungo inverno gelava il mio cuore,
L-'ho attraversato tutto, c'eri tu,
V-olevo prima solo un fiore... un fiore,
I-nvece neve e neve e nulla più.
A-maro amore lasciami l'odore
 
D-ella mia siepe. Rose rosse e, orsù,
I-nnamorata nuvola d'ardore,
M-eravigliose rose ...oh!Non godevi,
I-nvece gode chi con me ora c'è .
C-osì è la vita, ma non lo sapevi.
H-o nostalgia di te, che non vedevi,
E- ro al tuo fianco, sempre lì per te,
L-' altra era giovane, con lei ridevi...
E-con me, inverno freddo, e mi perdevi.


 
 
INSEGUENDO I COLORI
 
M'- innamorai, seguendo dei colori,
I - nutilmente, rotta cambiai in corsa,
L- a scìa aveva un fascino inconsueto.
V- iva sembrava, come mi chiamasse,
I- nsegui- disse- me, vienimi dietro,
A- scolta il cuore, quello non t'inganna,

D-agli fiducia, gioia lei ti porta,
I- ndicherà di strade, meraviglie,

M-i raccomando credici davvero,
I-mmensamente, sempre, sempre, sempre,
C-omprendi bene- nuovamente aggiunse,
H-ai faticato molto migliorandoti!
E- finalmente -dico -ora ci sono,
L-à dove il sole nasce e mai tramonta.
E-ccomi ...sono Milvia Di Michele!